Civile Società. Per il lavoro, per l’amicizia. Il Centro di Solidarietà

Civile Società. Gente che tira. Che lavora in silenzio. Che spinge l’Italia. Fuori dai palcoscenici. Ritrovando il senso del dono. Perché, come scriveva Adorno: «Gi uomini disapprendono l’arte del dono… che significa scegliere, impiegare tempo, uscire dai propri binari, pensare l’altro come un soggetto». O, per dirla con Giorgio Gaber, «avere gli altri dentro di sé».

Ne sto raccontando di settimana in settimana. È un mondo pieno di energia.

Oggi, un altro tassello si aggiunge al mosaico.

C’è Sabina, c’è Piero, c’è Giulio, c’è Daniela, ci sono…

La 2sportellista” Daniela Marilungo

Sono solo alcuni dei volontari del Centro di Solidarietà. Presidente è Gianluca Maurizi coadiuvato da sette componenti il direttivo.

Tre volte alla settimana, di pomeriggio, accolgono le persone più disparate che entrano negli uffici di piano terra del grattacielo di Porto San Giorgio. Il primo segno di ospitalità è il sorriso dei volontari, e una stretta di mano al nuovo venuto.

Il CdS è un’associazione onlus nata a Porto San Giorgio nel 1997.

Il suo campo di intervento è, in modo speciale, quello di aiutare e accompagnare la gente alla ricerca del lavoro. Il lavoro è la stoffa dell’uomo. Non averlo è un affronto alla sua dignità.

Ecco allora Sabina o Piero o Giulio o Daniela o gli altri sedersi di fronte a chi non sa come muoversi, a chi il lavoro lo ha perso a pochi anni dalla pensione, a chi proprio mai lo ha trovato, a chi lo sta cercando per la prima volta.

Non è un’agenzia di collocamento. Non è un intreccio domanda-offerta di lavoro. È una compagnia. Umana. Molto umana. E anche molto concreta.

Lo si capisce dalla modalità, dallo sguardo, dalle parole.

Arriva l’operaio cinquantenne che ha perso il posto perché l’azienza dove ha passato una vita ha chiuso per fallimento; arriva il neo-laureato che fatica a orientarsi dopo gli studi; arriva la badante straniera che non ha più nessuno cui badare; arriva lo straniero che s’è arrabattato sino ad ora ma la cui famiglia non ce la fa più. L’ottanta per cento sono italiani, stranieri il resto.

Arrivano. Il volontario di turno li ascolta, interloquisce, cerca di capire la situazione, gli dà qualche spunto, qualche idea, gli fornisce una lista dove sono indicate le agenzie di lavoro, i siti internet che propongono offerte, aggiusta il suo curriculum, gli invia una news letter con le opportunità, tesse un’amicizia.

«Cerchiamo di sostenerli – spiega Daniela, operatrice allo sportello – per riaccendere loro la speranza. E fargli compiere un passo cosciente».

Accanto all’accompagnamento, il CdS propone anche il banco di solidarietà. Qui i volontari sono molti di più: una trentina, coordinati da Marcello e Sara. Ogni tre-quattro settimane preparano un pacco alimentare con cui sostengono famiglie bisognose ed enti caritatevoli. «Non risolviamo il problema – dice Marcello – ma diamo una mano e soprattutto siamo vicini umanamente alle persone assistitite».

Tra le attività c’è anche il Donacibo, che è la raccolta di prodotti alimentari nelle scuole, specie in quelle medie. Ogni anno, di questo periodo, alcuni volontari vanno nelle aule. Raccontano del bisogno che c’è e della condivisione che è bella.

È sicuramente importante la quantità di cibo ottenuto da destinare a chi ne ha poco o nulla, ma ancor più importante è diffondere la cultura del dono e della gratuità. Per non dimenticare, come diceva Adorno.

di Adolfo Leoni, Il Resto del Carlino, Mercoledì, 3 aprile 2019

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