Gente di Campo. Un pranzo per aiutare un caseificio in Bosnia e un’azienda in Burundi. In Compagnia è meglio

Solo un pranzo di prodotti meravigliosi delle Marche? Solo poesie che raccontano la bellezza? Solo musica che schiude gli animi?

Tutto questo e ancora di più. Con un mare, di fronte, che non divide ma unisce. Adriatico/Mediterraneo culla di civiltà e dialogo di popoli.

Sarà domenica 7 aprile, a Marina di Altidona. La struttura è accogliente. Il Forno di Emanuele Michilli è luogo di ospitalità. Pieno di luce. Pieno di ogni ben di Dio accuratamente selezionato. Emanuele è contadino e fornaio. Ha lasciato Collina di Montemonaco ed è approdato a due passi dalla spiaggia. Con sé ha portato i valori della montagna e la bontà del suo pane e dei suoi dolci.

Quando gli hanno chiesto di essere ospitati nella sua struttura e sedere a tavola per un pranzo in compagnia è stato entusiasta. Ed ecco, allora, un gruppone di persone, le più diverse tra loro, ritrovarsi per parlare di terra, di agricoltura, di lavoro. Soprattutto, di solidarietà. Con uno sguardo a est e uno a sud. Sotto lo stesso cielo, come diceva Pasolini: la società dei contadini è uguale dappertutto.

Ed ora si dà una mano.

Il gruppone di Fermani ha accettato di contribuire a due progetti proposti da Paolo Massobrio del Club di Papillon. Massobrio, che è giornalista eno-gastronomico e difende le civiltà rurali, le ha chiamate cene in compagnia. Nel sud delle Marche sono diventati pranzi. Per necessità. Ma la sostanza è la stessa,

Gianni Rigoni Stern

Di là dal mare, a Oriente, c’è Srebrenica, giusto 20 anni fa fu sfigurata dalla guerra e dai massacri. Ora sta risorgendo. Ma ha bisogno di aiuto. Gianni Rigoni Stern, figlio del grandissimo scrittore Mario (quello de Il sergente nella neve), ha realizzato la Transumanza della Pace. Ora c’è un caseificio da costruire a Srebrenica, un’impresa che possa raccogliere il latte giornalmente, trasformarlo in un prodotto di qualità, garantendo il ciclo del freddo. Ci sono contadini e allevatori cui dare una mano in Bosnia. Il gruppone fermano un mano gliela darà con questo pranzo in compagnia. Di beneficenza ma più che altro di vicinanza.

Ma c’è un altro progetto da sostenere. Stavolta riguarda il Sud. Riguarda sempre la campagna. Riguarda gli animali. Riguarda i contadini.

Fides Marzi

Fides Marzi viene dal Burundi. C’è terra da lavorare in quella terra. Ma occorrono fertilizzanti. Non certo quelli chimici. Occorrono animali che li producano, occorre il letame. E Fides ha chiesto agli agricoltori e allevatori italiani di aiutarla ad acquistare qualche bovino. Perché con i suoi amici ha avviato un’attività nel settore agricolo volta a introdurre nel paese africano tecniche intensive di coltivazione. Un modo per garantire una maggiore produttività che riesca a combattere la malnutrizione endemica di quel paese ma anche garantire un reddito sufficiente alle famiglie impegnate nel progetto agricolo. Da qui l’esigenza di acquistare il maggior numero possibile di mucche per ottenerne il letame che incrementa la fertilità dei terreni. «Per le famiglie del Burundi impegnate in questo progetto – dice Fides – è impossibile acquistare un bovino».

Sotto lo stesso cielo ci si proverà.

di Adolfo Leoni, Il Resto del Carlino, Venerdì, 5 aprile 2019

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