Cammino la Terra di Marca. Da Santa Margherita a San Nicola. Da Falerone a Sant’Angelo in Pontano

C’è una strada che non amavo. Perché mi portava via dalla montagna. Nei giorni scorsi l’ho fatta al contrario. L’ho scoperta diversa. Ho lasciato l’auto a Santa Margherita di Falerone e ho proseguito a piedi verso Sant’Angelo in Pontano. Via Faleriense a monte.

Santa Margherita: gioiello longobardo!. Purtroppo è lesionata. Il terremoto ha colpito. Prima del sisma però la mano dell’uomo aveva compiuto scempi. Indecente la costruzione dirimpettaia. Chiusa anch’essa.

Il simbolo massonico sulla lapide risorgimentale

Mi lascio il rosone alle spalle e continuo verso la patria di san Nicola. Molti lo dicono da Tolentino, pochi lo sanno santangiolese.

La natura cambia. Arrivano i calanchi.

Sono giorni che la televisione urla di contrapposizioni politiche. Ognuno alza la voce.

Qui, sulla strada, poche auto. Il resto è voce di uccelli.

C’è un termine latino che mi frulla in testa: mensura. Lo conosceva la cultura latina e prima ancora quella greca. Misura nelle parole, nelle azioni, nel comportamento. Aristotele la raccomandava, Orazio ne fece sentenzia in Satirae: «Est modus in rebus. Sunt certi denique fines, quos ultra citraque nequit consistere rectum». Per dire: «C’è una misura in tutte le cose; vi sono determinati confini, al di là e al di qua dei quali non può esistere il giusto». Il giusto!

Sono a Sant’Angelo. Sosto ai piedi del palazzo che incombe sulla piazza. Una lapide lo intitola a Nicola Antonio Angeletti. La sovrasta un compasso e una squadra. Massoneria ottocentesca, risorgimentale, anticlericale. Contrapposizioni vive. Meglio della segatura odierna.

Prendo per via del Castello. Si sale. La zona è rossa. Abitanti quasi non ce n’è.

Anche il teatro sulla destra è intitolato ad Angeletti, patriota dell’unità d’Italia. Ho superato intanto la Torre dell’Orologio.

Una guida di carta indica nei pressi il vecchio forno comunale per il «pan venale e casaleno», e un frantoio, anch’esso vecchio, per le olive. Spariti.

Mi lascio sulla sinistra il grande monastero delle benedettine e la scuola di telaio. Inagibili per sisma. Chissà per quanto tempo ancora.

Raggiungo il Girone: la parte più alta. Mozziconi di mura medievali. Un terribile serbatoio fa il paio con l’immagine di una rocca medievale decollata.

Mi affaccio sulla vallata che risale poi verso i Sibillini. Una stupenda casa torre ancora merlata è posizionata nella campagna già verde.

La si vede meglio dall’ampia piazza dinanzi alla chiesa di San Nicola che fa parte del complesso conventuale degli Agostiniani

Rumino pensieri. Sant’Angelo fu centro importante. I Farfensi l’ebbero fiore all’occhiello. I Papalini del XV secolo lo saccheggiarono. Fu con Fermo sino all’invasione sabauda del 1860. Sta con Macerata da quel tempo. Ma per la diocesi resta fermano.

Torno in piazza per un’altra viuzza. Ricordo una trattoria specializzata in arrosto d’agnello. Il locale, piccolo, era sala da pranzo dei trattori. C’è da vedere la collegiata romanica intitolata a San Salvatore, del XIII secolo. Sono più attratto dalla Contrada di Collechiarino, ricca di querce. Nei pressi si recava a pregare san Nicola. Un giorno ebbe sete. Miracolosamente sgorgò acqua dalla roccia. Una sorgente. La chiamarono delle Fontanelle.

Pacificante ripensarci.

di Adolfo Leoni, Il Resto del Carlino,Domenica, 7 aprile 2019

Una risposta a "Cammino la Terra di Marca. Da Santa Margherita a San Nicola. Da Falerone a Sant’Angelo in Pontano"

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  1. GRAZIE:.. Mi chiamo Gesuella Ciarlantini nata a Sant’ Angelo ma non residente ho una casa vicino la torre dell’orologio, ma, che non è agibile anche se ha pochissimi danni, la domanda che mi pongo sovente quando potrò rientrare? Dopo che sono stati fatti lavori di ristrutturazione? Grazie per le bellissime immagini e commento.

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