Gente di Campo. L’Oro della Marca.

Sapete qual è l’oro della Marca? Dicono sia l’oliva e dunque l’olio. Conosco diverse cultivar. Ma quella che mi presentano oggi mi sfuggiva, perché non autoctona.

La chiamano Arbequina. La sua zona di origine è catalana, si sviluppa intorno alla cittadina di Ieridano di Arbeca. È sviluppata anche in Andalusia e, da noi, in Puglia.

«È molto produttiva e si adatta ottimamente al sistema iperintensivo». Chi me lo spiega sono i fratelli Viti: Giuseppe e Franco, titolari dell’Azienda agricola L’Oro della Marca. L’azienda si sviluppa lungo una porzione di collina dolce intorno alla contrada San Filippo di Servigliano.

La famiglia Viti

Una campagna morbida. I fratelli Viti e la giovane agronoma Mirea Viti puntano su questi olivi iperintensivi. Mentre camminiamo per campi, mi indicano un lungo rettangolo, geometricamente perfetto, con paletti di legno distanziati di pochi decimetri l’uno dall’altro, quasi un filare, e con un sistema di irrigazione a goccia. A terra sono stati scavati piccoli buchi dove verranno posizionate 2.600 piantine di Arbequina.

Anzi, proprio stamattina Giuseppe e Franco andranno a Ripa Teatina, in provincia di Chieti, a ritirarle. Sono minuscole, sembrano quasi impotenti. Per questo su di esse, una volta innestate nella terra, verrà posto un tubo che le proteggerà dal maltempo ma, soprattutto, dai caprioli e dagli istrici.

Ma perché una cultivar spagnolo/catalana? «Proprio perché piccola, con poca vigoria ma di alta produttività», spiegano. Una risposta che trova conforto negli esperti agronomi, secondo i quali l’Arbequina è «di ridotto vigore, dal portamento aperto e con una densità della chioma medio-alta. È considerata auto-fecondante. Ingresso precoce nella produzione e produttività alta e costante». L’oliva è di colore nero quando completamente matura. «La forma è sferoidale e simmetrica. L’apice è arrotondato e senza punta. Relazione polpa / nocciolo media». A conti fatti, ogni piccolo ulivo dovrebbe produrre 7 chili di oliva. Nel caso dei Viti la produzione si aggirerebbe sui 18/20 quintali. Non male anche alla luce di un impegno meno gravoso rispetto agli ulivi classici. In questo caso, oltre al fatto che la potatura è minima, la raccolta è rapida perché viene effettuata con le macchine, e c’è da considerare che è inattaccabile dalla pericolosa mosca olearia.

La scelta di ricorrere all’Arbequina è stata compiuta dopo che il vecchio oliveto è stato falcidiato dalle gelate degli scorsi anni.

Sì, perché i fratelli Viti hanno ereditato l’azienda agricola del padre: il sig. Rolando che oggi ha 84 anni e dispensa consigli.

Rolando era allevatore di polli: ne cresceva 3500 alla volta; lavorava la terra da coltivatore diretto, e produceva olio. Quello tradizionale: Leccino, Piantone di Mogliano, Moraiolo. Esiste anche un marchio: OliViti, che verrà mantenuto con la nuova produzione. Quando? «Non prima di due-tre anni».

Se Mirea, figlia di Franco, s’intende di agricoltura, il giovanissimo Gioele, figlio di Giuseppe, ha dato il suo contributo scavando le piccole fosse dove interrare le piantine.

L’entusiasmo c’è. L’olio verrà.

di Adolfo Leoni, Il Resto del Carlino, Venerdì, 12 aprile 2019

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