Artigiani Veri. Il ciabattino 4.0

Magliano di Tenna, via Indipendenza, zona verso la Piana.

Cercavo una bottega scura, bassa, con un artigiano chino sul piccolo desco, chiodi corti in bocca e un martelletto piatto in mano per battere la scarpa rovesciata. Come mezzo secolo fa. Come facevano Arturo di Montegiorgio o Lu Magiaru ancora oggi a Porto Sant’Elpidio.

Ho trovato un’altra cosa, invece, che di quell’antico artigiano conserva la natura ma nel trasformarsi delle situazioni. E nel passare di generazioni.

Leggo l’insegna, divenuta brand: Mastro ciabattino. Ed entro in un locale che assomiglia più ad una boutique dell’artigiano vero. Luci, bancone, vetri, specchi, poltroncine in pelle ricavate da mezze botti. Sapore antico e moderno.

È il regno della famiglia Palombi. Inizio a parlare con il padre Sergio, 59 anni. Per 35 è stato dipendente di varie aziende, l’ultima della quale la Melania, poco sotto casa.L’arte calzaturiera nelle mani. Sergio, specializzato nel taglio dei pellami, risolveva i problemi delle scarpe (15 mila paia al giorno), riparava dove possibile, recuperava materiali quanto impossibile. Un lavoro fatto con piacere, da sempre.

Poi, un sabato d’estate, era il 1989, la voglia di attrezzarsi in casa. Gli spazi ci sono in un garage, gli strumenti recuperati nei luoghi più impensati, anche ferri vecchi.

È il primo passo. Di giorno in Melania, di sera e nei sabato e domenica a riparare calzature per amici e parenti. Non vuole compensi, Sergio. È un servizio gratuito. Gli arrivano però ciambelloni, vino, olio. Un baratto non pensato. E cresce il passa parola: c’è un ciabattino bravo… Cresce anche l’impegno. Così, decide di compiere il passo definitivo anche perché sta arrivando Giacomo. 26 anni, Giacomo s’è diplomato all’IPSIA di Fermo nel 2011. Ha mandato curriculum alle aziende, ha fatto uno stage come elettricista, è stato assunto da un’azienda di minuterie metalliche. Ma la voglia di mettersi in proprio è troppo forte ed è tempo di vincere le perplessità. Anche lui sa lavorare con le mani. Allora, perché no il ciabattino? Magari un ciabattino d’oggi. La decisione è presa. Lavorerà con il padre ampliando però i servizi. La gioventù è sempre ricca di nuovi spunti.

Ne parla con un amico di famiglia: Americo, che ha uno sguardo sull’evoluzione della calzature. Occorre – suggerisce – dare qualcosa di più, offrire una novità.

I due ciabattini 4.0

Così Giacomo, dopo aver frequentato diversi corsi professionali in mezza Italia, apporta alla nuova bottega-boutique di Sergio, aperta intanto nel 2017 dalla trasformazione del garage, il lavaggio delle calzature, la lucidatura, la protezione con cera d’api, la ristrutturazione, la salute, la sanificazione e, neologismo calzaturiero, la restaurazione.

Sergio e Giacomo sono ora una coppia imbattibile, che dalla scarpa spazia anche alle borse, alle cinture, a tutto ciò che è cuoio e pelle.

La clientela arriva da ogni parte della provincia. Il negozio piace, il lavoro fatto è considerato eccellente, i due ciabattini simpatici.

Ma la coppia non si ferma. Apre anche un settore che è quello del cambio fondi specie nelle calzature da trekking e da montagna. C’è poi l’intervento sulle cerniere delle scarpe ma anche di giubbetti, giacche a vento e via riparando.

La clientela è anche contenta di poter parcheggiare l’auto in un ampio piazzale.

Sergio e Giacomo indossano i grembiuli tradizionali. Sono artigiani veri, ma punto quattro.

di Adolfo Leoni, Il Resto del Carlino, Giovedì 18 aprile 2019

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