Gente di Campo. Coltivatore e fornaio a La Madia

Già il nome riporta alle vergare che riponevano nel mobile con l’alzata il cibo per mai sprecarlo e mai offendere il frutto del lavoro.

E poi, il luogo: i Sibillini, il lago di San Ruffino, l’aria buona e l’acqua ancora di più.

Giuliano Trobbiani ha 50 anni e una passione: contadino e fornaio.

Se poi aggiungete la coltivazione dei cereali, viene fuori l’Azienda agricola La Madia di Amandola, zona San Cristoforo. Località benedetta.

Giuliano ha realizzato in alta collina il primo forno agricolo delle Marche.

Giuliano Trobbiani al lavoro

Lui non nasce coltivatore e fornaio. Per anni ha lavorato in una importante azienda illuminotecnica. Però nel 1997 compie una scelta: torna in campagna a dare una mano al padre Pietro, agricoltore e allevatore di bovini. C’è bisogno di braccia e di innovazioni. Perché non coltivare cereali e trasformarli in pane, perché non il forno? Lui d’altronde il pane lo sapeva già fare. Nonna Elisa era stata la sua involontaria insegnante.

Ma prima Giuliano aveva pensato ad altro: alla frutta. Coltivazione però problematica: il campo è troppo vicino alla montagna, troppo soggetto a gelate. Troppo rischio. Il nostro decide altrimenti. Ma facile non è stata. Perché la burocrazia vuol dire sempre la sua facendo muro dinanzi alle innovazioni.

Dopo un anno di lavoro come forno agricolo – ma cos’è ‘sto forno agricolo? – la Camera di Commercio gli blocca l’attività. Perché? Perché una vecchia legge prevede i rilasci di un tot di licenze e non oltre. Ma il suo forno è, appunto, agricolo, è qualcosa di nuovo, di mai esistito nel territorio. Non si dovrebbe applicare per la campagna una legge che vale per i centri abitati.

Eppure lo si fa. Giuliano, che continua a crescere grano e farro, spiana la strada tra Amandola e Ascoli Piceno. Fino al giorno in cui, dinanzi ad un dirigente, pone l’alternativa: «O mi mettete in galera o mi concedete di andare avanti». Il dirigente cede a metà: «Ripresenti la domanda per l’ottenimento della licenza». Trobbiani procede con nuovi documenti spiegando di cosa si tratti. Così un giorno vede arrivare una Commissione… che nemmeno per i danni di guerra… dall’ispettorato del lavoro al dirigente Asl. Gli smontano anche la centralina della corrente elettrica. Ma tutto è in ordine! Licenza concessa! Però… Però il grano prodotto viene anche macinato… E allora la commissione chiede dove sia la licenza per la macinazione. «Ma la macinazione è in proprio, non ci sono clienti, la farina è solo per il mio forno». Giuliano spiega quasi implorando. Insomma, il tira e molla dura qualche lungo tempo. Ora, tutto è sistemato.

Giuliano può dedicarsi alla sua terra e al suo forno. Sono 140 i chilogrammi di filette sfornate al giorno. Al mattino, intorno alle sei cuoce il pane, poi lo carica sul furgone e consegna a 12 negozi nel fermano e a 6 nel maceratese. Quindi, intorno alle 14 è di nuovo a casa e alle 16 riaccende il forno a legna, impasta, fa lievitare e prepara i filoncini. Si ricomincia. E tutto da solo.

E la campagna? «Preparazione e semina la faccio io, all’aratura pensano terzi». E il contadino-fornaio va avanti, sorridendo. Soddisfatto.

di Adolfo Leoni, Il Resto del Carlino,Venerdì, 19 aprile 2019

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