Minori… per modo di dire. La soprano Rosita Ramini scelta da Bocelli

L’ho ascoltata nello Stabat Mater di Luigi Boccherini. Voce potente da soprano, e pure delicata. Siamo nella chiesa di Santa Lucia a Fermo, martedì della settimana Santa.

Rosita Ramini: una sorpresa. Ne avevo sentito parlare anni fa. Poi solo qualche eco. La raggiungo. Mi racconta. Sorriso cordiale, occhi verdi, capelli neri. L’età? Non si chiede a una signora. Comunque, giovanile.

Rosita nasce a Capodarco. Ed è lì che frequenta la scuola elementare e quella media. Ed è lì che viene scoperta.

La soprano Rosita Ramini

Sarebbe arrivato in visita alla scuola l’allora arcivescovo mons. Cleto Bellucci. L’insegnante di religione: don Silvio, intendeva far bella figura. Cosa meglio di un coro di benvenuto? Iniziano le selezioni. Tu sì, tu no, tu… sicuramente sì. Rosita incanta don Silvio. Il sacerdote comprende che ha sotto le mani un talento. «Ti affido l’Ave Maria di Schubert», dice alla ragazzina. Rosita non ha mai sentito quella musica, né conosce l’autore. Poco male. Le consegnano una cassetta registrata con la raccomandazione di ascoltarla spesso. Il giorno dell’esecuzione, come solista, è un piccolo tripudio. Il primo. Incanta studenti, insegnanti, famigliari, arcivescovo.

Don Silvio non molla. «Hai una dote naturale – le spiega – devi sfruttarla. Iscriviti ad una scuola musicale». Rosita riflette. Intanto, diventa ragioniera, indirizzo Operatore d’ufficio. La musica però le è entrata nella carne. Prende lezioni private dal maestro Ferla e si iscrive al Conservatorio di Fermo per poi passare a quello di Pesaro. Si diploma in canto lirico. È soprano. Impara anche il pianoforte fermandosi all’ottavo anno.

Le sue esibizioni iniziano con i saggi del Conservatorio. La notano diversi maestri. Nel primo evento canta l’aria de La Regina delle notte, dal Flauto magico di Mozart. Difficilissima. Nel secondo, è impegnata nel Caro Nome dal Rigoletto, un pezzo in cui eccelleva Maria Callas. Da far tremare i polsi. Sono due successi.

Ormai è una professionista. Arrivano i primi compensi. Le si aprono le porte dei teatri. A Roma si fa apprezzare nella Bohème di Puccini; a Palermo è ne Il filosofo di campagna opera di Baldassarre Galuppi, su libretto di Carlo Goldoni; a Carrara è nel dramma Il matrimonio giocoso di Domenico Cimarosa. Non manca Milano dove Rosita lavora sotto la bacchetta del maestro Muti. Nel 2005 è sul palco de La Fenice di Venezia in occasione della riapertura. C’è poi il teatro di Madrid, e ci sono quelli di La Spezia, Imperia e via cantando.

L’occasione della sua vita è nel 2007. Un maestro la informa che Bocelli sta cercando una sostituta per l’indisposta Cristina Aguilera. C’è in ballo un tour negli Stati Uniti. Sarà un genere musicale diverso, ma senza dubbio importante. Rosita partecipa alle selezioni. Che sono tante. Sino all’ultima: quella di Milano. Superata. Con soddisfazione.

Però… Però arriva la famiglia. Proprio nel 2007 la nostra soprano si sposa e un anno dopo nascerà Giuseppe. Non se la sente di lasciar casa, marito e figlio per tempi lunghi. Sceglie di essere moglie e mamma.

Nella sua casa di Pedaso c’è un baule. È zeppo di partiture. Una settantina. Sono gli spartiti musicale delle opere interpretate, non mancano le musiche sacre: dal Requiem di Verdi allo Stabat Mater di Boccherini.

Oggi, Giuseppe è cresciuto. Ha 11 anni. E Rosita può riprendere. Insegna musica e canta. Però preferisce non andare oltre le Marche.

Preferisce concerti da Camera ed esibizioni su musiche sacre.

E quando non canta? Restaura mobili e dipinge per passione. E sempre per passione legge romanzi d’amore e fa… sollevamento pesi.

Non scherzate con lei! Ascoltatela, invece. E con attenzione.

di Adolfo Leoni, Il Resto del Carlino, Sabato, 20 aprile 2019

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