Artigiani Veri. Impagliatore e ciclista. La storia di Valter

Impagliatore. È l’indicazione che ho letto centinaia di volte percorrendo la strada Faleriense. A più riprese mi sono proposto di conoscere l’artigiano che c’è dietro alla scritta, e alla fine l’ho fatto. Telefonata. Appuntamento. E incontro in via Tenna, a Magliano di Tenna. Valter Iachini ha 61 anni e mi attende in un grande stanzone a piano terra di una simpatica palazzina. Per l’occasione, ha indossato il grembiule nuovo. «Sai… i giornalisti» scherza.

L’indicazione impagliatore è anche la definizione che più sente vera per sé. «Perché ha un sapore di antico» mi risponde senza pensarci. In effetti, lui è anche tappezziere, ma gli sembra troppo moderna come spiegazione della sua attività.

Valter Iachini

E poi, impagliatori lo sono stati suo padre Antonio, suo zio Otello e suo nonno Domenico conosciuto però come Peppe. Lavoravano in un locale a pochi passi dalla nuova costruzione. Lì Valter ha cominciato nei primi anni Ottanta, dopo il militare e gli studi all’ITI Montani.

60, 70 anni fa il vimine andava forte in queste terre. Con il suo intreccio si realizzavano poltrone, sedie, salottini, bauli dalle diverse grandezze. «Anche il bambù ha avuto una sua buona stagione», racconta. E lui l’ha manipolato.

Ma l’impagliatore che fa? Mi risponde mostrando una sedia. «Questa è la cosiddetta paglia di Vienna, lavorata a mano, intrecciata in modo particolare». Le sedute si usurano, gli schienali cedono, e lui interviene, recupera, sostituisce, rinnova. La clientela non manca.

Iachini è proprio specializzato nella paglia di Vienna che non è propriamente una paglia proveniente dall’ex capitale asburgica, ma un intreccio particolare usato specialmente per le sedute di sedie e poltrone di valore e storicità. Mi parla poi del midollino che è un cordoncino spesso pochi millimetri, «inserito all’interno di una canalina per tenere ferma la paglia di Vienna». Esce un attimo dal laboratorio e torna con in mano una matassa. Me la presenta: «Questa è chiamata paglia di fiume o erba palustre, o anche erba vera». Si tratta, mi informo, «di un filato naturale prodotto esclusivamente con erba che cresce spontanea lungo i corsi dei fiumi. La paglia di fiume viene raccolta manualmente e lasciata poi ad essiccare in maniera naturale». A suo dire, gli inglesi che hanno acquistato casa da noi impazzirebbero.

Sul fondo della bottega, scorgo le macchine per tagliare il legno e per l’impagliatura meccanica.

Da un lato, è ricoverato un bellissimo sofà del Settecento. Valter ne ha sostituito la tappezzeria. Verrebbe voglia di sedermici. Accanto ci sono sgabelli anch’essi molto artistici.

Ma quanto tempo impiega il nostro impagliatore-tappezziere? «Per impagliare una sedia a mano, occorre una giornata intera. Molto di più per un intervento di tappezzeria». Valter lavora solo di pomeriggio e sera. Al mattino, espone ai mercati, tra cui Osimo e Ancona. Alla città dorica è legato particolarmente. Suo nonno Domenico-Peppe ci andava a cavallo per vendere canestri adatti a depositarvi il pesce.

Sei soddisfatto, gli chiedo? «Ora sì, ho trovato la mia dimensione. Purtroppo di impagliatori ce n’è sempre di meno».

Apriresti la bottega ai giovani? «Se mi ci trovano…». E guarda la bicicletta. Perché, quando ha bisogno di rilassarsi e riprendere fiato, stacca la bici dalla parete e via… per strade asfaltate e viottoli.

Artigiano e ciclista, dunque. Ed è sempre pedalare.

di Adolfo Leoni, Il Resto del Carlino, Giovedì 25 aprile 2019

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