Cammino la Terra di Marca. La Fermo nascosta. Le vie minori e l’arrivo del Palio

Porta San Giuliano. Stavolta ho con me una sessantina di studenti e alcuni docenti dell’IPSIA. Racconto loro di Fermo e della Cavalcata dell’Assunta.

Ore nove. Si mettono a semi-cerchio. La zona un po’ più sopra è importante – attacco – perché fu uno dei primi insediamenti abitativi dopo il Girfalco. Vennero a viverci diversi Domini Contadini. Rinaldo da Monteverde era uno di loro. Si fece tiranno, quasi secondo Nerone. I fermani si ribellarono e lo catturarono nella rocca di Montefalcone. Da questa porta entrò prigioniero e posto al contrario in sella ad un asino. In piazza grande lo decapitarono insieme ai figli. La moglie si salvò essendo una Visconti.

Invito i ragazzi a rendersi conto della toponomastica. Siamo in via Visconti d’Oleggio. Capitano di ventura poco attrezzato, per parentele ecclesiastiche ebbe Fermo nelle sue mani. Non fu male. E morì nel suo letto.

Prendiamo per Vicolo degli Orlandi. Due di loro: Francesco e Tommaso furono implicati nella rivolta del grano del 1648.

Ci fermiamo dinanzi ad uno spicchio di città. Sopra: il verde del Girfalco, dove un tempo era la chiesa di San Lorenzo; sotto, l’imponente convento delle Clarisse.

La via del Vasaro è stretta. Qui si producevano brocche e vasi soprattutto. La famiglia Preziotti ne fu all’origine. Giacomo Preziotti ottenne una commessa da un milione di «vasi da fiore per l’Egitto», come ricordava Tito Tomassini, in un libro di toponomastica insuperabile.

Ultima salita, per ora. Spuntiamo dinanzi al Tempio di Sant’Agostino, la cui prima chiesa era tre metri più sotto. Il Tempio ha un legame con Notre-Dame de Paris. In una cappella di Nostra Signora parigina era conservata, sino al momento dell’incendio, la corona di spine di Gesù. Una di quelle spine si venera a Fermo, prima a Sant’Agostino (ora nella chiesa di Santa Lucia), arrivatavi grazie al beato Clemente Briotti che l’aveva ricevuta da Filippo l’ardito figlio di re Luigi Nono di Francia. Il beato in effetti l’aveva regalata a Sant’Elpidio a Mare. Ma Rinaldo, «ve lo ricordate – chiedo ai ragazzi – Rinaldo?». Annuiscono. Rinaldo nel 1377 gliela sottrasse nel corso di una sanguinosa incursione.

Superiamo velocemente Vicolo del Capestro: il posto è lugubre per le esecuzioni capitali, e per i piccioni che dall’alto potrebbero non far sconti…

Porta Sant’Antonio. Qui, accolto dalle contrade padrone di Castello e San Bartolomeo (ma anche dalle altre) arriverà il Palio 2019 portato da Monterubbiano. Forse arriveranno anche quelli di Monte Santa Maria in Georgio (Montegiorgio) e Monte Santo (Potenza Picena) come nel 1199.

Affrontiamo una bella salita. Suggerisco il passo dei montanari: lento e costante. Ma gli sbuffi aumentano. Siamo dietro al Largo della Rivolta. Quella del grano e quella della case sfasciate a quanti parteciparono all’uccisione del vice governatore mons. Uberto Maria Visconti, accusato, ingiustamente, di aver fatto incetta di cereali affamando il popolo.

Via Bergamasca era strada di orefici, lanai ed ebrei. Rasentiamo la chiesa della Pietà e l’oratorio della Confraternita dei Neri, dal cappuccio che indossavano nel trasporto di malati o defunti.

Ancora Palazzi, Piazza, Università, San Francesco… Cavalcando la storia.

di Adolfo Leoni, Il Resto del Carlino, Domenica, 5 maggio 2019

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