Artigiani Veri. La pelle di Sante

Due divani. Lui sceglie quello verde. Io quello bianco. Nella boutique, che sa di naturale e di vero, ce ne sono altri due: in rosso e tricolore.

Mi trovo a Porto San Giorgio, in via Gentili 9, nei pressi del mercato coperto. Sante Pistolesi ha 60 anni, fermano, lavorare la pelle è stata la sua passione. Per anni ha tirato avanti un’aziendina con sei operai: si tagliava la pelle per conto terzi. Le calzature andavano a gonfie vele. Poi, la crisi, che già suonava una ventina di anni fa. Le commesse cessano quasi d’improvviso. Che fare? Sante non vuole licenziare. Cerca soluzioni. Cambia produzione. Sui tavoli si ammonticchiano i porta-chiave. Tanti, forse troppi. «Ne avevamo prodotti in quantità industriale, ora occorreva venderli» dice oggi ripensando a ieri. Così, un lunedì di pioggia, prende la valigetta, i campioni, la merce, i blocchi per gli ordini, e inizia a girare per negozi: da Fermo a Porto Sant’Elpidio e anche nel maceratese. Il tour funziona. «Sono tornato a casa con un milione di lire». Dal porta-chiavi passa al porta-dollari.

L’incontro con un conoscente di Tolentino gli apre una nuova strada: quella delle cinture in cuoio e dei portafogli anch’essi in cuoio. «Entro in altre circuiti». Ma l’exploit lo registra a Milano, in occasione di Artigianato in fiera. «I miei lavori in pelle piacciono, i prodotti sono apprezzati». Così, nel 2007, apre un negozio in viale Trento a Fermo, e nel 2009 tocca a Porto San Giorgio. È quello attuale, con la scritta welcome che piace alla clientela.

Così facendo, Pistolesi passa dalla produzione all’ingrosso a quella al dettaglio. Lo aiuta sua moglie Silvana Fava.

Sante, al mattino, scende nel suo laboratorio di Fermo e continua il taglio del pellame. Sua moglie fa il resto. Di tanto in tanto si alternano in negozio.

Mentre mi racconta, entra un cliente. Chiede della sua borsa che è in riparazione. Un altro filone.

Mi guardo in giro: il locale è colmo di borse, cinturini, cinture, portafogli, (come dicevamo). Tutto ciò che ha attinenza con il cuoio.

I clienti, che arrivano da diverse parti del fermano e del civitanovese, chiedono un certo tipo di prodotto, suggeriscono un’idea, e Pistolesi la realizza su misura. Come quello zaino, enorme e ricco di tasche, commissionatogli da un ingegnere che va sempre in bicicletta. Come quella pochette, creata in occasione di un matrimonio, ispirandosi ad un vecchio modello molto elegante.

Da qualche anno, nella Bottega Artigiana di via Gentili, sono comparse anche le calzature. Non le produce direttamente. Sante acquista pellami particolari per consistenza e colori, poi passa tutto ad un altro artigiano ciabattino.

I problemi? «Anni fa, quando dovevo investire, sono stati quelli del credito. Ora c’è quello della manodopera». Sante non ha figli. Pensa a chi potrà lasciare la sua avviata attività. «Di giovani che vogliano imparare come lavorare il cuoio non ce n’è, comunque non si sono mai presentati».

C’è anche la questione Cina. «Ma come si fa a pretendere una borsa a 15 euro, come quelle cinesi, quando per noi 15 euro sono solo il costo degli orpelli?»

Se fosse più giovane, inizierebbe con decisione anche un commercio on-line. Ci ha provato con una famosa piattaforma. Ma solo le certificazioni triennali costavano una barca di soldi.

Giro rapido in negozio, stretta di mano vigorosa e un: buon lavoro, signor artigiano!

di Adolfo Leoni, Il Resto del Carlino, Giovedì, 16 maggio 2019

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