Civile Società. Un CABA è quello che ci vuole

Iniziamo dai nomi: Maria Letizia Lemme, Lucia Albanesi, Marta Luciani, Tania Vulcani. Sono le educatrici-operatrici del Centro di Aggregazione per Bambini e Adolescenti. È il C.A.B.A. che si trova a Fermo, operante nei locali del Centro Educativo per Minori Opera “Don Ricci”.

Ad accomunarle sono sorriso e passione nel prendersi cura dei più piccoli.

Un impegno non da niente, specie dinanzi a quella che, in Europa, gli specialisti ormai descrivono come emergenza educativa.

Arrivo di mattina nella sede che si trova nel grande edificio sotto al Girfalco, dove campeggia il Duomo. Il cortile, che duemila anni fa era il teatro romano, è vuoto. I ragazzi arriveranno nel pomeriggio.

Parlo con Maria Letizia. È lei a raccontarmi cosa si è fatto e cosa si farà.

Partiamo dai numeri. I bambini-adolescenti dall’età variante dai sei ai tredici anni sono una quarantina. Diventano cinquanta in occasione dell’estate.

Da poco, alcuni di loro hanno terminato le lezioni di chitarra. Sedici invece hanno seguito per due mesi (febbraio e marzo) il laboratorio di teatro. Come prova finale hanno messo in scena Un pizzico di sale di Giampiero Pizzol che scriveva, sintetizzando: «Storia di mare – storia da mangiare. Per chi ha fame di sapere, ecco un’appetitosa “favola da tavola”, una storia tutta da ridere e da mangiare: l’antichissima scoperta del sale!».

«I ragazzi – dice Maria Letizia – sono stati molto bravi, hanno capito l’importanza di stare insieme, di mettersi in gioco». Una madre, più tardi, preciserà: «Mia figlia è stata aiutata a superare qualche timidezza di troppo».

Tra i laboratori più gettonati c’è stato quello di cucina. Anzi, quelli di cucina, che sono stati tre: Gran pasticcere, Christmas edition, Le mani in pasta.

In occasione della scorsa Pasqua, le ragazzine hanno realizzato lavori manuali di cucito in sintonia con la festa. Ora ci si sta preparando per il Grest, che è il gruppo estivo. Il numero dei partecipanti aumenterà. Il grande giardino è una risorsa non da poco. Titolo di quest’anno: E-state con noi!

Non mancheranno le colonie marine presso lo chalet Maracaibo di Porto San Giorgio.

Il sorriso, di cui ho parlato all’inizio e che mi ha colpito, è lo stesso di un quadro che noto nel salottino dove mi fanno accomodare. È un sorriso lieto, di donna lieta. Letizia! Un vocabolo quasi scomparso.

È quello di Madre Speranza, la suora spagnola che diede vita alla Congregazione delle Suore Ancelle dell’Amore misericordioso e del ramo maschile.

Ne parlo perché il lavoro del C.A.B.A. è impregnato della pedagogia della Madre.

Me ne parla la responsabile suor Annunziata, spagnola anche lei.

«Prima di tutto c’è il rispetto per i bambini e le loro famiglie, poi c’è l’impegno a cogliere le potenzialità di ognuno, quindi quello di tirarle fuori, di farle emergere». Le educatrici vengono preparate a questo iniziando a conoscere in primo luogo il nucleo famigliare con cui collaborare strettamente.

Su un punto la suora torna volentieri: «Mai giudicare la persona, mai la famiglia, mai avere un preconcetto». Sembra di sentire papa Francesco.

Ma qual è il punto? «La cultura del dono. Il cambio di mentalità».

La collaboratrice Maria Pia Germontani mi porge alcuni documenti. Sono l’accreditamento da parte del Comune di Fermo e il Certificato di Qualità rilasciato dall’ Agiqualitas di Roma. Una garanzia di serietà.

Ma non ne avevo dubbi.

di Adolfo Leoni, Il Resto del Carlino, Mercoledì, 15 maggio 2019

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