Cammino la Terra di Marca. Oltre questa Europa, oltre questo Capitalismo

Il 26 maggio voteremo per l’Europa. Gli schieramenti sono duramente contrapposti. Specie in Italia. Umberto Saba scriveva che siamo nati dal fratricidio: Romolo che uccide Remo.

Pochi i contenuti sviscerati, tante le aggressioni verbali. Eravamo diversi, prima. Più entusiasti. Più speranzosi. Ricordo, sul finire degli anni ’80, una carovana di autobus carica di giovani che seguì un itinerario da Roma a Parigi, dalla Germania alla Polonia sulle tracce dell’identità europea fatta di università, piazze, castelli, cattedrali, artigiani, scienziati. Il voto che andremo a dare è sofferto, addirittura avvertito come un macigno. Non ci piace questo vecchio continente. Né il suo sistema economico.

Da dx: Sapelli, Valentini, Vittadini

E pure c’è chi non molla, chi vuol capire superando le divisioni di partiti vecchi e nuovi. È un piccolo segnale di speranza.

Domenica scorsa, al Royal Hotel di Casabianca di Fermo le sedie non sono bastate. Si prevedevano 120-130 partecipanti. Ne sono arrivati più del doppio. Gente venuta ad ascoltare due personaggi fuori dagli schemi: l’economista, storico e politologo Giulio Sapelli, e lo statistico e docente universitario Giorgio Vittadini.

L’Europa c’era nei loro interventi, non tanto per individuare lo schieramento cui aderire, ma per comprendere quello che c’è in gioco.

«Sorprendente» è stata la prima parola di Sapelli guardando l’enorme platea. E quindi la lectio magistralis. Con una premessa: l’attuale crisi non è economica, è culturale. E c’è un fantasma che si aggira per l’Europa: si chiama deflazione, che fa diminuire gli stipendi, crea nuovi schiavi, fa chiudere le piccole aziende, rovina gli stati. La Grecia è un terribile esempio.

Sapelli lancia un’accusa: ci sono teorie economiche e teorici alternativi (Ricardo, Malthus, Schumpeter) che non vengono divulgati, i cui libri non sono ristampati, «perché il popolo deve essere tenuto nell’ignoranza». Sapelli fa un cammino dalla fondazione dell’URSS agli errori di Clinton e Blair i cui governi fusero le Banche d’affari e quelle del risparmio. Una tragedia.

Un’altra accusa: cos’è questa Europa che non s’è data una Costituzione? Cos’è questo Parlamento che non produce leggi ma approva direttive delle Commissioni?

Basta con l’ordo-liberismo, spiega il professore che si rifà, lui anticlericale, all’enciclica di Benedetto XVI, Caritas in Veritate.Un altro passaggio: perché impaurirsi del debito pubblico: la Germania del dopo guerra l’ebbe abbonato. Alla Grecia non lo si è consentìto.

Tocca a Vittadini. «Non siamo di fronte a una emigrazione, ma a un esodo… Il sistema agricolo africano è stato distrutto…. Il sistema capitalista non sta più in piedi… Menzogna è affermare che l’egoismo del singolo porti al benessere comune. L’antropologia negativa del 1700 si frantuma». È l’umano che deve essere messo al centro. «Non etica dell’economia, ma economia etica». Occorre cambiare il modo di fare impresa, occorre un ragionamento nuovo. Occorrono anche i poeti che illuminano.

Al termine, dopo la sintesi di Massimo Valentini, presidente della Fondazione san Giacomo della Marca, organizzatrice, il libro di Sapelli, Oltre il Capitalismo, va a ruba.

Non so a chi voterò. Ma alcune linee guida ora le ho ben presenti.

di Adolfo Leoni, Il Resto del Carlino, Domenica 19 maggio 2019

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