Artigiani Veri. L’intarsio di Michele l’ebanista

Artigiano. Con tre punti esclamativi. Vorrebbe così Michele Santomenna. E mi scuserà se aggiungo: Artista. Ma lui mi pare contemporaneamente uomo di grande manualità e grande respiro culturale.

Come sempre voglio entrare nella bottega. Michele, 63 anni, originario della Lucania, vive da tempo a Marina Palmense. La villetta dove abita, a due passi dal mare, è circondata dal verde. Si respira tranquillità. Lui ha gli occhi che si accendono quando parla del proprio lavoro. Una fibrillazione, forse un’emozione forte lo coglie ora come quando era ragazzo. Come quando realizzò quella jeep che mi mostra perché tra le sue prime opere. Minuscola, 25 cm. di lunghezza?, ma con tutti gli accessori smontabili: dalla cassetta con dentro i lillipuziani attrezzi, alla tanica di benzina, al motore con tanto di spinterogeno e batteria, agli specchietti retrovisori, al cambio, tergicristallo… Un’opera d’arte in legno d’olmo. Perché partire da qui? Perché Michele è attento ai particolari. Li coglie e li ripropone nelle sue opere. Dopo la jeep arriva l’aereo biposto, a doppia ala, ad elica unica, dei primi del Novecento. In scala, perfetto, dalla vecchia cloche al doppio telaio.

Michele Santomenna, ebanista

Al secondo piano di casa, in un’ala della sala da pranzo, divisa da un lungo paravento dipinto, Santomenna ha installato il suo laboratorio, pulito e ordinato come quello di un orologiaio. Sgorbie, raschietti, colla di coniglio, stucco di Bologna. Le sue attrezzature.

Intarsio e scultura, questo il suo mestiere. Tarsia lignea «è un tipo di decorazione che si realizza accostando minuti pezzi di legni dai colori o sfumature diverse». Come un puzzle, dalle caselle che debbono incastrarsi. Stavolta in legno.

Una delle prime opere

Prima era tecnico di macchine calzaturiere. Ha girato la Russia l’Inghilterra, l’Irlanda, la Francia, Israele. Poi, la scoperta di Marina Palmense. Da qui una nuova vita.

Mi mostra una scatola porta orologi, una porta tè e una porta gioielli. Incredibili.

Nella sede centrale della Carifermo, c’è una delle sue opere migliori: un grande quadro con 170 caselle estraibili dove apporre il nome dei soci della Fondazione. La cornice è intreccio di rami d’olivo e di quercia: simboli di forza e durevolezza.

Per la Provincia di Fermo ha realizzato una cornice che incastona l’albo del primo consiglio provinciale. Nella sala consiliare di Fermo spicca lo stemma della città. Michele ne ha costruiti altri: per la caserma dei carabinieri, per la CNA, per la Solgas.

In queste ore sta lavorando ad una Natività. È un grande quadro con cornice, non solo opera delle sue mani. Nell’ambito della tematica religiosa: Madonne, crocefissioni, crocefissi, i disegni sono di sua moglie Nadejda, russa di origine, di cui è percepibile l’ispirazione bizantino/ortodossa.

Penso alla falegnameria artistica quando vedo un incredibile leggio intarsiato e un tavolo a bandelle di acero-noce e palissandro.

E al piano terra, Michele ce l’ha la sua falegnameria.

Quanto ci vuole per realizzare un pezzo, gli chiedo? Difficile dirlo. Perché Michele l’ebanista si pone dinanzi al legno, lo guarda, prende gli strumenti, prova a intarsiare, e riprova, e ritocca l’opera, e la ripensa.

Alla fine esce qualcosa di grande. Lui non lo direbbe perché modesto. Lo dico io perché l’ho visto.

di Adolfo Leoni, Il Resto del Carlino, Giovedì, 23 maggio 2019

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