Gente di Campo. Il melograno? Meglio in barrette. Parola di Maria Rosaria

Scena uno. Andiamo in uno chalet del mare, chiediamo una spremuta di melograno, attendiamo al banco e poi ce la sorbiamo alla nostra salute. Ci sta!

Scena due. Prendiamo un melograno, lo sbucciamo, estraiamo gli arilli, li portiamo alla bocca e ci deliziamo del loro sapore. Ci sta anche stavolta!

Scena tre. Qualcuno ha sbucciato per noi il melograno, ha preso gli arilli, li ha resi una purea corallo, quindi li ha messi in un forno, al buio, li ha essiccati e ne è venuta fuori una lastra che, tagliata in tanti pezzi, si è trasformata in barrette uguali da 10 grammi ognuna. Ci sta! Altro che se ci sta!

È quello che ha fatto la signora Maria Rosaria Onori, titolare dell’omonima azienda agricola in contrada Luce di Sant’Elpidio a Mare.

Maria Rosaria Onori, la titolare

A conti fatti, ogni barretta contiene un frutto di melograno intero.

L’idea recentissima è scattata guardando la realtà. Diceva un grande personaggio che, nella vita come nell’azienda, occorre molta osservazione e meno ragionamento. Cosa aveva osservato la nostra signora? Che le clienti della sua azienda amavano il melograno ma erano poco propense, per tempo voglia e per bucato (gli schizzi degli arilli sono micidiali per l’abbigliamento), a compiere le azioni necessarie per assaggiarlo. Ecco allora la barretta. Me ne parla Giorgio Marcaccio, marito di Maria Rosaria, coltivatore di lunga data nell’azienda di famiglia. Con suo padre Marino, ben 38 anni fa aveva iniziato, tra i primi in Italia, a produrre kiwi.

In effetti l’azienda ha sempre puntato sulla frutta, specie su quella un po’ particolare, come la Feijoa, che è un frutto tropicale ricco di vitamina C, da gustare come un gelato, affondando il cucchiaino nella sua polpa; o come il kiwi berry, che è una specie particolare di kiwi, più piccolo del tradizionale, senza peli esterni, che si mangia senza sbucciare. L’azienda ne ha 500 piante. Senza poi dire di fichi e ciliege.

«Il tutto – specifica Giorgio – certificato bio».

Tornando al melograno, che è un frutto originario dell’Asia sud–occidentale, coltivato ampiamente nel Caucaso, in Armenia, Azerbaigian, Iran, Afganistan, Turchia, Israele, l’azienda elpidiense ne ha innestate 2000 piante, nel 2014.

La prima presentazione pubblica della barretta c’è stata in occasione di Tipicità a marzo scorso. Qualche giorno fa è toccato invece al RACI di Villa Potenza. Nelle prossime settimane Giorgio e Maria Rosaria saranno a Bologna. Sono stati invitati con il loro prodotto a FICO Eataly World, una vetrina non da poco.

Intanto la loro barretta, probabilmente la prima in Italia, inizia a circolare nelle farmacie e nelle para-farmacie, nelle pasticcerie e nei negozi dove i prodotti sono esclusivamente bio. Sull’etichetta che avvolge il melograno condensato c’è scritto Frutta asciutta.

I suoi vantaggi? «Oltre alla vitamine, poterla portare in tasca, mangiare dappertutto – spiega Giorgio – in palestra come a scuola, in ufficio come per strada».

Chissà se domani, alla rinnovata festa di matrimonio di sua figlia Roberta con lo scozzese Williams, dopo il dolce verrà il melograno, ops: la barretta

di melograno. Comunque: auguri.

di Adolfo Leoni, Il Resto del Carlino, Venerdì 24 giugno 2019

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