Cammino la Terra di Marca. Tra mare, cielo e infinito. A Marina Palmense.

Una vela bianca. Grande. Distante. In mezzo al mare. Le acque hanno un colore che va dal celeste più chiaro al verde più chiaro, con sprazzi da lame d’acciaio. I colori del Padreterno sono più numerosi delle parole.

Marina Palmense: un rettangolo di spiaggia contenuto in una insenatura.

Non poteva essere che qui il Navale dei Piceni e poi dei Romani, al riparo dal vento. Spicca Torre di Palme, castello silenzioso e ricco di storia.

Il vento arriva da sud – est. La bandiera blu, issata sopra un campeggio semi vuoto, sbatte contro se stessa.

Un camper è fuori dalla struttura. Due persone fanno colazione. È il presto di un mattino che promette quasi primavera in una impazzita primavera inoltrata.

Fermo è piramide aggraziata, il cui vertice si congiunge al cielo con il Duomo dell’Assunta.

Echeggiano giuste le vecchie parole di Ermete Grifone donate alle immagini di Pepi Merisio: «C’è una sola città che abbia elevato un Girone ad empireo, mandando a ruotare insieme, verso il cielo, i santi e i guerrieri, le beatitudini celesti e le vicende umane. E risolvendo tutta per l’alto la millenaria mappa della sua commedia».

Sto con le scarpe nella sabbia, vicino a uno chalet che porta disegnato su una parete il teschio dei pirati. Chi di noi più grandi, da piccoli, non ha celato un occhio e posto in fronte una bandana nera per il romantico ricordo di frequentatori della Tortuga. Solo un gioco della memoria o un anelito di inconscia libertà?

Due innamorati si baciano. Da lontano si scorge solo il gesto, difficile stabilirne l’età.

«L’amor che move il sole e l’altre stelle…» scriveva l’Alighieri chiudendo la Commedia dell’umanità. Amare è coinvolgersi, totalmente. È la propulsione nucleare del mondo. «Un amore si dice grande quando, entrando nella vita di una persona, vi insedia una signoria assoluta, disperdendo ogni altro pensiero e andando a occupare tutti gli spazi della mente e del cuore».

Sopra di me un lento muoversi di nubi. Ho l’impressione di un cielo più proteso verso la terra. Un tutt’uno, capace d’abbraccio tra finito e infinito.

Leggo: «Il taoismo, l’antica filosofia cinese sorta verso il terzo millennio a.C., si fonda sul concetto, secondo il quale l’universo è un organismo vivente infuso e permeato di un’energia ritmica e vibrazionale, chiamata “chi” o “qi”. Il concetto di un’energia che pervade ogni cosa non è poi così mistico come può sembrare. La fisica moderna comincia a dare credito a ciò che i saggi dell’antichità già supponevano migliaia di secoli fa.
La Sibilla del Reno: la benedettina Hildegarda di Bingen parlava e scriveva della Viriditas, quella forza che il Creatore aveva trasmesso al suo creato». La avverto.

Alla foce dell’Ete pigolano minimi uccelli che, dal verde sfumano all’arancio sino al giallo. Hanno trovato cibo in un pesce o, forse, tornano al nido. Sul greto, orme di cani e di cavalli.

Un tricolore sventola vicino al sangiorgese Mercato del pesce. Preferisco il termine patria al concetto di nazione.

Mi avvicino all’acqua. I massi sono posti ai lati come argini di una strada dissestata. Odore di iodio. La mareggiata ha portato a riva bracci d’albero. Fogge diverse. Un artista ne trarrebbe arte. La creazione continua.

di Adolfo Leoni, Il Resto del Carlino, Domenica 26 maggio 2019

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