Cammino la Terra di Marca. Le fonti: luogo di incontro e racconto

In mano, Il Profeta di Kahlil Gibran. Poesia densa e oltre gli schemi.

«La sorgente chiusa nell’anima vostra dovrà scaturire un giorno, e mormorare verso il mare; e ai vostri occhi si svelerà il tesoro della vostra immensità». Leggo appoggiato ad una fradicia staccionata. Petritoli. Spunta la torre civica. Di fronte, Montegiberto. Fermo è più in là, distesa come una nave. C’è un varco collinare che lascia intravedere il mare. Ho deciso un cammino tra le fonti. Non manca certo l’acqua di questi tempi. Ma non possiamo piangere quando un mese fa piangevamo per l’aridità. L’acqua uguale vita. Prendiamo forma in essa, per nove mesi. In essa ci immergeva l’antico rito del battesimo. Su di essa viaggiava il drakkar vichingo con la salma del re destinato a bruciare.

Fonte di Papagnano, poco dopo il centro storico petritolese. Il viottolo è invaso da erbe cresciute a dismisura. Un anziano scende dopo di me. Forse ripensa a sua madre andare al lavatoio, portare la cenere per sbiancare il bucato. Forse ricorda sua nonna, scendere con la brocca in testa e srotolare tra comari racconti di vita quotidiana.

Questa fonte è ancora sentita come «la fonte storica per eccellenza dell’antico approvvigionamento idrico. La struttura, riedificata e rinnovata in epoche diverse, è ubicata a ridosso del versante nord del centro storico e i complessi sistemi ipogei intercomunicanti drenano le acque sorgive del colle di Castel Rodolfo con una rete di cunicoli sotterranei e condotti profondi, atti a provvisionare le acque di falda».

La struttura è grande, rettangolare. Due le vasche parallele.

Avrebbe bisogno di nuovo restauro. È un’attrazione. Mi piace immaginarvi di notte un brulicare o uno sciamare composto di lucciole ardenti. E, magari, un riposare di Creniadi, ninfe di fonte, parenti prossime delle bellissime Naiadi, e delle Potameidi, incontrastate signore dei ruscelli.

Acqua, sempre acqua, e «utile et humile et pretiosa et casta» per san Francesco e tutti noi.

Sono passate da poco le elezioni europee. Chi crede negli uomini della Provvidenza scesi dal cielo, potrebbe sbagliarsi di grosso.

Nei Cori da La Rocca, Eliot poetava: «In luoghi abbandonati noi costruiremo con mattoni nuovi. Vi sono mani e macchine, e argilla per nuovi mattoni, e calce per nuova calcina. Dove i mattoni sono caduti, costruiremo con pietra nuova. Dove le travi sono marcite costruirememo con nuovo legname…». Ognuno al suo lavoro, invitava il poeta inglese.

Ci penso guardando questo luogo silente e solitario. Ognuno ha la sua parte da compiere. Ognuno va posto nella condizione di svolgerla.

La fonte di Montegiberto

Montegiberto è celebre per il suo santuario della Madonna delle Grazie.

Dietro la chiesa, scendendo di poco su strada di terra battuta, si arriva alla fonte storica ed ex lavatoio con tanto di pozzo. Rimase quasi priva d’acqua nella seconda metà del Settecento. Poca e insalubre. Anche qui c’erano lavatoi, oggi scomparsi. Anche qui le donne si scambiavano ricette e dicevano di sé, di gioie e di tristezze.

Un risciacquio, una battitura del panno, tanti discorsi. Nulla da invidiare ai whats app della contemporaneità. Che è liquida anch’essa, ma non troppo buona.

di Adolfo Leoni, Il Resto del Carlino, Domenica, 2 giugno 2019

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