Cammino la Terra di Marca. Il Cammino dei Priori Nuovi

Vera. Verosimile. Spettacolare. È la Camminata di oggi, anzi, di stasera. Quando le dieci contrade di Fermo si avvieranno verso il Duomo. Le seguiranno gli uomini della Cernita. Giornata di Pentecoste. Discesa dello Spirito santo. I discepoli sono tremanti ma insieme. Una forza coglie loro dall’alto. Non sono più soli.

Giornata particolare anche per la nostra città. Come se una macchina del tempo mettesse indietro le sue lancette. Sei secoli fa. Fermo Città splendore delle Marche. Fermo, con i suoi castelli, le sue terre: la seconda più importante dello Stato della Chiesa. Roma-Fermo.

Piazza del Popolo, anzi, piazza san Martino dalla chiesa che vi sorgeva. Era uno spiazzo di baracche di legno. Furono gli Sforza, Alessandro in specie, letterato e protettore di artisti, a volerne la nuova urbanistica.

Due colpi di bombarda e lo squillo delle chiarine dalla loggetta sotto alla Vergine e all’orologio. È l’inizio. Le contrade si muoveranno. Non un corteo impostato ma un andare lieto eppure serio.

Una voce: «Corre il secolo quindicesimo. Pochi anni prima lo scisma ha scosso la cristianità. Il Papa è da poco tornato da Avignone. Santa Caterina lo ha implorato. Pochi anni dopo, ogni regno, repubblica o signoria ha voluto farsi più grande: Venezia, Milano, Firenze, Napoli, Rimini. Tanti gli episodi che hanno visto Fermo protagonista. Artisti di fama sono giunti dall’altra sponda dell’Adriatico.Tentativi di conquista con le armi e la diplomazia. Personaggi che vollero farsi signori. Come Ludovico Migliorati. E tiranni. Come Rinaldo da Monteverde, uno dei Domini contadini. Capitani di ventura che ambirono a conquistare Fermo. E la rocca… simbolo del potere, della difesa e dell’offesa. Da due anni Francesco Sforza, figlio di Muzio Attendolo, signoreggia su Fermo e i suoi castelli. Ha creato uno stato. Spedito dal Visconti per rubare al Pontefice, ha scelto questa terra per sé. Eppure su tutto, questa comunità ha sempre chiesto libertà, e i suoi statuti sempre sono stati all’insegna di partecipazione e bilanciamento tra poteri». La voce dirà ancora: «Oggi è giorno speciale. Nobili e popolo, corporazioni e artigiani, e contrade cui appartengono, saliranno al Duomo, da nostra Signora la Vergine Maria perché innanzi a Lei, nostra protettrice, e al suo sguardo premuroso, vengano eletti i priori. Resteranno in carica due mesi, vestiranno un panno, una cappa, che li renderà riconoscibili: il robone; condurranno vita proba, abiteranno il palazzo a loro dedicato; saranno l’altra faccia del potere del Podestà e del Capitano di Giustizia. Seguiteci. Questa storia ci appartiene».

Il primo tamburino darà il ritmo. E poi il secondo, ed il terzo. Un crescendo sino a dieci all’unisono. Sino al Girfalco. Sino in Duomo dove tre personaggi, con tre chiavi, e da tre casse estrarranno il nome dei priori nuovi. Funzione religiosa e funzione civile. Un intreccio di senso. Il vescovo a benedire. Quindi, la ridiscesa. In piazza grande, con il portone del Palazzo che si apre, con i priori a recitare il giuramento, con il portone che si richiude. Lì amministreranno città e stato.

L’occhio di bue si spegne. le contrade tornano a casa. La storia non si dimentica.

di Adolfo Leoni, Il Resto del Carlino, Domenica, 9 giugno 2019

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