Civile Società. L’ADMO e la sua gente

Sabato otto e domenica nove giugno li troverete presso la rotonda di Porto Sant’Elpidio. Vi fermeranno gentilmente e, con altrettanta gentilezza, vi chiederanno cosa sappiate dell’ADMO. L’ADMO: l’Associazione Donatori Midollo Osseo. Loro ne sono i volontari che daranno informazioni circa il problema delle donazioni. Di cui c’è bisogno.

A dargli man forte ci saranno anche altre associazioni di volontariato e centri di aggregazione elpidiensi che allestiranno un calcio balilla umano. Un’attrattiva sicuramente, un richiamo che servirà ad una maggiore sensibilizzazione.

La sezione ADMO di Porto Sant’Elpidio ha come responsabile Alessia Filiaggi, 27 anni, infermiera presso il Pronto Soccorso di Fermo. Una che se ne intende. Ma anche una persona che colta da una malattia del sangue, si è trovata ad aver bisogno del midollo osseo. Del trapianto non c’è stato poi più bisogno. Ma la vicenda in qualche modo ha segnato Alessia che, pur impossibilitata a donare, si è avvicinata nel 2015 al mondo dei Donatori diventandone, ad aprile del 2018, la responsabile di sezione.

«Io – mi spiega – non posso donare il mio midollo, ma ogni volta che trovo una persona disponibile a farlo è come se lo facessi io».

Ad oggi, gli iscritti all’ADMO elpidiense sono 550. Un bel numero. Solo nel 2018 è stata raggiunta quota 70 iscrizioni.

La sezione, nata nel 1995, è intitolata a Carla Morroni.

Al momento, i donatori effettivi sono stati cinque.

Ma torniamo alla due giorni di fine settimana. Oltre alle parole dei volontari ci saranno i fatti dei medici. Un sanitario del Centro trasfusionale di Fermo effettuerà un prelievo di sangue a quanti vorranno aderire.

È la cosiddetta analisi genetica che in termini medici viene definita Tipizzazione. Se non ci sono contro indicazioni, il soggetto verrà inserito nel Registro Nazionale Italiano dei donatori (la sigla è IBMDR) e sarà pronto a donare il midollo osseo sempre che, al momento della richiesta, superi la cosiddetta prova di compatibilità, esamesvolto nelle Marche dal Centro medico esistente all’ospedale Torrette di Ancona.

I soggetti che possono donare debbono avere un’età compresa tra i 18 e i 35 anni, anche se si rimane iscritti sino ai 55 anni.

Alessia mi racconta del gran lavoro che occorre fare tra i giovani.

«Loro sono spensierati. Il problema della malattia non se lo pongono. Ma, quando andiamo ad incontrarli nelle scuole, allora tutto cambia». L’ADMO elpidiense è molto presente ogni anno nelle ultime classi delle superiori. «Mi sono resa conto – spiega Alessia – di come i ragazzi siano diversi e lontani da certi stereotipi. Li abbiamo trovati aperti, disponibili e attenti». E si sono coinvolti.

C’è un passaggio di Alessia che mi colpisce. Lei parla della cultura del dono. I volontari, a qualsiasi associazione appartengano, ce l’hanno ben presente. Il dono. Il darsi. Il chiedere nulla in cambio. «Donare cambia la vita. Rende più veri e attivi».

E ora mi racconta un episodio che l’ha fatta sorridere.

Si stava laureando in Scienze infermieristiche e preparava la tesi. Tesi sul campo e incontro con due fratellini, di sei e di due anni. Quest’ultimo aveva bisogno urgente del midollo. Il fratello più grande era compatibile. L’intervento si fa. Tutto procede al meglio. Poi il bambino di sei anni chiede: quando mio fratello sarà più grande me lo restituirà?

Buon lavoro, angeli.

di Adolfo Leoni, Il Resto del Carlino, Mercoledì, 5 giugno 2019

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