Artigiani Veri. I profumi, le porcellane e il decoro di Pallotti

Profumo intenso che colpisce spalancata la porta, e ordine estremo di oggetti calati con delicatezza su tavoli e scaffali antichi.

Sto entrando in un negozio che tale non è. Sembra una boutique, un luogo dove il bello è di casa. Via Garibaldi, civico 11, Servigliano. È Il Decoro. E lui è Salvatore Pallotti. Grembiule bianco, pizzetto da artista ottocentesco. 52 anni di Belmonte Piceno, Salvatore nasce ceramista di vaglia divenuto nel tempo decoratore di porcellane. Eh sì, perché la sua specialità è la decorazione a terzo fuoco. Un termine quasi alchemico quando mi dice di aver appreso i segreti di quell’arte. Ma segreti tecnici, spiega subito dopo.

Così presenta il suo locale: «… un ambiente dal sapore artigianale, dove emergono il gusto e l’amore per le cose artistiche e antiche». Gironzolo attento a non sfiorare lampade, vasi diversi, tazzine, bicchieri, piatti, bomboniere. Decori esclusivi, interamente eseguiti a mano con finiture in platino e oro zecchino. Guardo le palline bianche, bucherellate, ciondolanti dal soffitto, sembrano matasse di lana sospesa.

Salvatore s’è diplomato alla Scuola d’Arte di Fermo. I suoi insegnanti sono quello stuolo di artisti indimenticati: Pende, che gli ha trasmesso il disegno dal vero; e poi Fornarola e Corrina. Tre grandi. Tre Maestri. A 20 anni, il nostro va militare. Terminato il servizio, apre una bottega-laboratorio in piazza a Servigliano. Più tardi si sposterà dove si trova attualmente, lungo la strada che porta a Fermo o ad Amandola. Dove c’è gente. Lo vorrebbero fuori, a Firenze per esempio, e con stipendi di rispetto. Ma lui non vuole una «prigione d’oro».

Resta in provincia, perché la ama, perché bisogna accettare le sfide.

Nella stanza retrostante la boutique c’è il tavolo da lavoro, ci sono i pennelli, gli olii, i colori, la matita per disegnare, il blocco su cui materializzare l’idea.

I clienti non mancano. Vengono dal Fermano, arrivano, d’estate, dalle spiagge, e possono essere siciliani quanto piemontesi. Ormai lo seguono, sanno che a Natale produce palline colorate da collezione e altri oggetti incredibili. La moda – perché c’è anche una moda nella porcellana – non gli interessa. Salvatore segue le sue idee, cerca lo stile, la raffinatezza.

Tiene a precisare che non produce i supporti di porcellana e maiolica, non lo fa più. Li acquista dalle fabbriche francesi, tedesche e, ovviamente, italiane. Il suo impegno è la decorazione sullo smalto già cotto e poi cotto di nuovo.

Terzo fuoco, appunto. Quello che rilascia il profumo delle essenze bruciate.

Salvatore ha girato molto. Specie per gli aggiornamenti. Ha conosciuto maestri decoratori di altissimo livello. Erano anziani. Non ci sono quasi più. Il mestiere si potrebbe estinguere. Forse un miracolo…

Intanto Salvatore costruisce anche meridiane. Lavora di notte e in tutti i ritagli di tempo.

E le idee? «Mi vengono guardando la natura, come insegnava Pende». La sua casa di Belmonte Piceno è circondata da campagna e da olivi. La natura, la tridimensionalità.

Quando incontra la sua maestra d’asilo, lei, ancora oggi, gli ricorda di come disegnasse i suoi compagni: con ogni particolare, dal cappello ai bottoni alle scarpe.

La sua arte viene da lontano. Da quando aveva sette anni. Da quando sua madre dell’Isola d’Elba lo conduceva da un’amica ceramista e decoratrice. Quella bottega odorava di essenze. Quelle del terzo fuoco.

di Adolfo Leoni, Il Resto del Carlino, Giovedì, 13 giugno 2019

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