Artigiani Veri. Il Battaglini dei letti

Servigliano, strada per Amandola. Subito dopo il quadrato quasi perfetto un grumo di case nuove. Una scritta che indica artigiani, e una villetta bianca. Un galletto nero con la cresta rossa gironzola nel cortile: sembra più un cane da guardia che un pennuto. Sorveglia un laboratorio, che è lungo e pieno di attrezzi.

Piero Battaglini mi viene incontro sorridendo, in tuta e spesso grembiule. 46 anni, diplomato all’Istituto d’Arte di Fermo, e un lavoro che lo soddisfa: fabbro-ferraio. Di quelli veri, che non assemblano pezzi già belli, pronti e fatti dall’industria. Ma che i pezzi se li fa battendo sull’incudine, ficcandoli nella forgia (oggi a propano, ieri a carbone), usando maglio, presse, saldatrici ma, soprattutto, usando le mani.

L’artigiano Piero Battaglini nella sala espositiva

«Da sempre mi è piaciuto il lavoro manuale». Aveva sei-sette anni e già frequentava la bottega di suo padre Vittoriano che il mestiere di fabbro ferraio l’aveva imparato a Torino.

Vittoriano era celebre a Servigliano e in tutto il territorio per i letti in ferro battuto, per la lavorazione artistica. Beh, Piero bambino si posizionava in fondo al laboratorio dove gli era stato assegnato un banchetto. E costruiva oggetti: crocefissi, porta cicche e altre cose piccole che esponeva alle fiere dell’artigianato. Come quella dell’Expo’ Comuni a Fermo, o quella di Amandola o Comunanza. «Prima c’era un’attenzione all’artigianato» spiega con un pizzico di rammarico. Oggi?

La camera da letto mignon esposta a Matera

Piero lavora da solo da quando suo padre lo ha lasciato. In questo momento sta terminando una recinzione per un’abitazione poco distante. I cancelli li ha già consegnati. Costruisce anche scale, sia per interno che per esterno. A lui piace dar vita ad un gioco artistico del ferro, piegarlo, arricciarlo. Domarlo.

I disegni? Li fa direttamente. Su un pezzo di ferro disteso sul grande tavolo, c’è un blocchetto e una matita. Come dire: se l’estro scatta, lui appunta subito.

Piero preferisce lavori non grandi e non per enti pubblici. La sua clientela è diffusa in tutte le Marche.

«Una quindicina/venti anni fa – racconta – c’era un grosso passaggio di turisti per la montagna e il Santuario della Madonna dell’Ambro, anche per la Giostra dell’Anello a Servigliano, ed io e mio padre esponevano sotto il loggiato di casa i nostri letti. La gente si fermava, guardava, toccava e acquistava. Anche gli stranieri erano interessati». Oggi quel flusso è diminuito. E i letti artistici – come Dio comanda – non sono molto richiesti.

A proposito di letti, mi porta in una specie di negozio-esposizione al piano terra di casa, vicino al laboratorio. Opere stupende. Restauri di letti settecenteschi e anche riproposizione di quelli in formato un tantino più grande: letto da prete, per capirci.

L’occhio mi va su un lavoro mignon. Quasi da casa delle bambole. Piero ha ricostruito una camera antica con tutti gli accessori: letto a baldacchino, lavabo, appendiabiti, comò… Sua mamma Gabriella ha realizzato i cuscini, una ragazza ha creato un merletto chiacchierino. Piero produce quelle cose? No! Sono serviti per una mostra a Matera. Un successo.

Tornando in laboratorio, noto appese alle pareti esterne parecchie aquile di ferro. Mi sembranosul tipo svevo. Gli erano state commissionate da alcuni rioni storici locali. Anche il galletto nero dalla cresta rossa le guarda. Pennute loro, pennuto lui. E tra poco il martello tornerà a battere l’incudine.

Buon lavoro, artigiano vero!

di Adolfo Leoni, Il Resto del Carlino, Giovedì, 20 giugno 2019

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