Artigiani Veri. L’arrangiamento dell’arte. Le opere di Marcello Laici

Era contrada Santa Colomba, ora è via Santa Colomba. Sale su tra il verde per Rapagnano. Una casa a metà salita, vicino ad una chiesa minuscola.

Un anziano a prendere il fresco e il figlio Marcello a fargli compagnia.

Nel cortile quasi aia, dirimpetto all’abitazione, una casetta in legno fa da sala espositiva. È zeppa di tutto. Marcello Laici è un artigiano-artista. 63 anni, diplomato al Liceo artistico di Porto San Giorgio, ha percorso gran parte della sua attività facendo restauri di oggetti in legno, ceramica, terracotta, trasformandoli, dipingendoli, applicando, con la tecnica del decoupage, ritagli di carta o illustrazioni, creando qualcosa di nuovo dal vecchio e dall’antico. Lui lo chiama «arrangiamento dell’arte». Lo si vede subito dal bancale di legno che un tempo serviva ad ammonticchiare legna o pellami ed ora è diventato la seduta di un dondolo. Oggi, il lavoro di Marcello rientra nella categoria dell’OPI, Opere del Proprio Ingegno.

Mi aggiro nel piccolo locale ingombro di oggetti. Sedie ridipinte e arricchite di colori, di fiori, di auto sportive; tavoli che si allungano e si reincastrano formando al centro un fiore grazioso; vecchie ante di armadio ridisegnate; la porta di un buio locale divenuta scenario di una porzione di lago o di mare ricco di vegetazione e di luce; e poi, puttini e angeli, vassoi e vasi e icone; una cassetta di frutta trasformata in un contenitore di giornali; una vecchia credenza di campagna tornata nuova con vetri particolari e zigrinati e lavorazione in foglia d’oro; una damigiana mutata in lampada; valigie del tempo dello spago rese sgargianti porta riviste; una serie di sedie con il disegno coloratissimo di una piazzetta (quella di Altidona), di un locale (quello della signora Savini), di alcune biciclette; la decorazione del sottoscala di un palazzo antico.

Il suo orgoglio lo vedo in foto. Una lampada strana – quasi un mosaico – acquistata da un amico per l’appartamento dove sarebbe entrato da sposo. L’invio per corriere, la frantumazione nel viaggio, la richiesta di aiuto. E Marcello che, con pazienza certosina, rimette a posto il frantumato puzzle consegnando l’oggetto più bello che prima. E in tempo.

Entriamo in casa tra lo scodinzolare di Sem: un labrador affettuoso e color panna. Sulla parete lunga, Marcello ha appeso alcuni suoi bassorilievi realizzati in gesso alabrastrino. Sono tre immagini di Fermo: la Torre Matteucci con adiacente la piccola chiesa prima della trasformazione in sede Carifermo, Piazza Grande o Piazza del Popolo, e un cavallo che corre sopra il Duomo e l’abitato del centro, con evidenziati gli stemmi delle dieci contrade della Cavalcata dell’Assunta.

Uscendo, m’imbatto in una perfetta Seicento Fiat anni ’60. L’interno sembra appena uscito da una catena di montaggio. Porta un fiocco bianco sul davanti. Il nostro l’ha sistemata in occasione del recentissimo matrimonio di sua figlia. È stata l’auto con cui la sposa ha raggiunto la chiesa.

Un artigiano. Un artista. Un uomo poliedrico Marcello, ispirato dalla campagna che lo circonda e dalle cose che ama.

di Adolfo Leoni, Il Resto del Carlino, Giovedì, 27 giugno 2019

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