Civile Società. L’impegno della e delle Caritas

Il gioco di parole è bello. La sostanza lo è ancora di più: «Se la fede ci fa essere credenti e la speranza ci fa essere credibili, è solo la carità che ci fa essere creduti». Lo scrive don Tonino Bello. Lo leggo sulla home del sito della Caritas della Diocesi di Fermo.

La chiesa di Sant’Antonio di Fermo è diventata più attraente dopo il restauro. Nella parte sottostante trovano ospitalità gli uffici della Caritas diocesana (a pochi metri c’è la mensa de Il Ponte).

Ampi, ordinati, accoglienti. Cerco il direttore che è don Pietro Orazi (il presidente è l’arcivescovo Rocco Pennacchio). Lui non c’è. È partito per un convegno in alta Italia. Trovo il dr Stefano Castagna, responsabile dei progetti. Mi racconta alcune cose. Riportarle tutte sarà impossibile.

Innanzitutto, la Caritas diocesana è il punto di coagulo delle diverse caritas parrocchiali. Se l’obiettivo immediato è far del bene al prossimo bisognoso, quello più ambizioso mira a un cambio di mentalità. Il mio bene sei tu, titolava un libro di un sacerdote fermano. Quant’è vero!

Papa Paolo VI, al I Convegno nazionale delle Caritas diocesane (1972), sanciva l’impegno fondamentale nella prevalente funzione educativa. Le parole indirizzate ai presenti furono: «Al di sopra dell’aspetto puramente materiale della vostra attività, deve emergere la sua prevalente funzione pedagogica».

Castagna mi racconta dei 170 ragazzi che sono impegnati nelle opere di volontariato in diverse case di riposo diocesane o nell’assistenza ai bambini nel dopo scuola, specie nei centri terremotati. Non semplice filantropia, qualcosa di più profondo.

Dalle opere vi riconosceranno, si legge nel Vangelo. Ed eccole, allora. Il sisma del 2016 ha visto la Caritas diocesana impegnata in prima linea specie nei comuni montani. Ancora oggi l’impegno è al massimo. Tra due settimane a Montefortino prenderà il via il centro di attività estive per minori e anziani. In Amandola, sempre molto attiva è l’animazione nella Casa Marta e Maria, strutturarealizzataa pochi mesi dal terremoto.

Passando dai monti al mare, ci soffermiamo a Civitanova Marche dove opera una delle cosiddette Opere-Segno. Si tratta della Casa della Carità dotata di mensa, centro di ascolto, dormitorio, servizio vestiario, ambulatorio medico, raccolta e distribuzione di farmaci. Risalendo in collina, nel carcere di Fermo la Caritas ha avviato un progetto di ascolto, aiuto e accompagnamento dei detenuti in vista del reinserimento nella società. Alcuni di loro escono al mattino per lavorare e tornano di sera in cella. Altri invece, dopo aver svolto un corso teorico, stanno iniziando quello pratico riguardante la cura dell’orto in otto grandi vasche installate nel cortile dell’istituto di pena.

Se la Fondazione Caritas in veritate, legata alla Caritas diocesana, è impegnata soprattutto nell’accoglienza dei bisognosi, la Cooperativa di produzione e lavoro Tarassaco si distingue per le attività agricole e offre servizi di cura del verde.

Opere, fatti, concretezza. Uno sguardo nuovo perché scarti non ce ne siano. Più.

di Adolfo Leoni, Il Resto del Carlino, Mercoledì, 26 giugno 2019

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