Cammino la Terra di Marca. Tre appuntamenti con la macchina del tempo

Se Francesco Guccini in Canzone per Piero cantava: «È in gamba, sai, legge Edgar Lee Masters…», Fabrizio de André andò oltre. Del poeta e avvocato statunitense scelse nove delle 244 poesie dello Spoon River, poi le rimaneggiò musicandole per l’album Non al denaro, non all’amore nè al cielo. Quella musica è riecheggiata venerdì 21 giugno a Casabianca di Fermo, allo chalet Bagni Anna. Sull’ideale palchetto hanno preso posto Lucio Sotte e Roberto Rosettani, chitarristi per passione, professionisti di vaglia per lavoro. Poi, l’incredibile diciottenne Giovanni Joja Chelli ha scritto, proposto e interpretato, sulla scorta di Lee Masters, una serie di figure umane, personaggi rappresentativi di un mondo ferito e in ricerca. Giovanni ha cambiato registro ogni volta: toni di voce diversi, andamento diverso, storie diverse. Un viaggio nell’animo umano dove cadute e riprese sono costanti.

Una proposta che, nata a scuola, nel periodo dell’autogestione al liceo scientifico di Fermo, ha colpito il sedicenne Alessandro Pacini che ne ha parlato al presidente della Fondazione San Giacomo della Marca Massimo Valentini, che ne ha parlato ai suoi amici, che ne hanno parlato ai loro, tra cui uno sceneggiatore di Hollywood. Un insieme che s’è ritrovato tra generazioni diverse per una serata lieta e lieve ma non disimpegnata. Prima della musica, la collega Barbara Olmai ha presentato un reportage dalle zone del terremoto vissano. Donne e uomini: semplici, comuni, veri. Personaggi anch’essi, da non dimenticare.

Da Casabianca di Fermo a Montegiorgio per la tre giorni della Festa della musica promossa localmente dalla Banda Domenico Alaleona. Due notti in bianco per ascoltare gruppi e singoli – ognuno ha dato del suo – nei luoghi più suggestivi del paese: da Frattuccia al Pincio, dall’Arco del Trecento al chiostro dell’ex convento degli Agostiniani impropriamente chiamato Palazzo. Il sole sorge e gli strumenti richiamano decine di persone lungo il viale delle Noci.

Altri strumenti, il giorno successivo in piazza Matteotti. Sono lucidi come la prima volta. Sfila una banda sui generis: quella degli ex musicanti rirovatisi per l’occasione. Ottoni e clarinetti deposti da tempo in un canto sono tornati a squillare e trillare.

Pomeriggio di domenica. Salgo a Torre di Palme. C’è un convegno sulla storia da tenere insieme all’antropologo Giacomo Recchioni. Lo ha promosso la Contrada omonima. Le palme con c’entrano nulla, precisa il relatore. È Palma l’origine di tutto: grande città scivolata per frane e terremoti e barbari attacchi. Largo Milone è quasi quadrato, contiene tanti turisti e appassionati. Di fronte c’è una collina gemella, al di là il probabile Navale Piceno.

Termina l’incontro. I partecipanti partecipano di buon grado al rinfresco. Mi stupisce sempre Torre di Palme: per accoglienza e condivisione.

Ultimo quadretto. Stupende dame ottocentesche, crinoline e ampie gonne. Austeri signori in frac nero, gilet e coccarda tricolore. Sono un’associazione di Ancona. Mettono in scena balli del tempo. La gente si ferma, chiede spiegazioni. La macchina del tempo, oggi, è andata avanti e indietro. Un piacevole legame.

di Adolfo Leoni, Il Resto del Carlino, Domenica 30 giugno 2019

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