Cammino la Terra di Marca. Non solo Cuma a Monte Rinaldo

Un cammino per Monte Rinaldo. Potrei raccontare della Cuma, del tempio che, per dirla con la prof.ssa Teresa Romani Adami, «rivela influenze greche e legami quindi con il mare, ed è posto tra due insediamenti piceni, poi romani: Urticinum (Ortezzano) e Interamnia Poletina Picena (Comunanza)».

Dal tempo del sindaco Marcello Vallorani, i riflettori qui sono accesi. E continuano ad esserlo con il nuovo primo cittadino Gianmario Borroni.

Voglio invece raccontare il paese, di cui si parla meno. Arrivo in una mattina di sole forte e silenzio. Sopra il negozio di dolci, che alza profumi, insiste un belvedere. La scena si spalanca sui Sibillini. La montagna è sacra, ricorda Claudio Risé, psicoterapeuta e docente. Seguo il suo dire: il Monte Olimpo era dimora degli Dei; Mosè approdò con la sua arca, da cui riprese vita il mondo, sull’Ararat; Gesù “salì sulla montagna”; il monte Kailash è dimora degli dei induisti.

Il secondo impatto è con la chiesa dei SS Sacramento e Rosario. Prende il nome da due confraternite. Esistevano tre secoli fa, ai tempi del Borgia arcivescovo, ci sono ancora: impegno di laici/cattolici a favore dei più debole.

Accanto, un grande parco verde attrezzato con i giochi per i bambini. Parola adatta: ameno. Sulla parete esterna della chiesa che fa da quinta, una lapide. Ricorda un uomo: Giuseppe Roscioli, Protonotario apostolico, che significa un «particolare prelato della curia romana, titolare di una carica onorifica papale e di altri particolari diritti onorifici». Sicuramente una persona che costruiva ponti e risolveva problemi. La lapide è stata voluta dalla Fondazione Alleanza Mondiale della Pace. Qualcosa dirà pure.

Entro nel centro storico attraverso l’arco di Porta Romana. Monte Rinaldo, dal franco Mons Raynaldus, parla ancora di Medio Evo e di scontri tra i signori di Fermo, di Ascoli e gli abati di Santa Vittoria.

Sfioro costruzioni gradevoli, dai portoni di legno lucente, e fiori ai davanzali delle finestre. In un restringimento della via, scorgo una sbiadita targa dell’Ente Comunale Assistenza, trasformazione istituzionale di un’opera caritatevole di una aristocratica del luogo: Maddalena Giustiniani.

In Piazza Umberto I la pavimentazione è stata rimossa. Ci saranno lavori in corso prossimamente.

Mi ha sempre colpito l’immenso Palazzo Giustiniani che vi insiste per buona parte di un lato. Nulla da invidiare ai grandi palazzi della nobiltà nera romana. È rococò lo stile, come si legge in una targa a latere.

La Torre civica, sul lato corto della piazza, fa pensare allo slancio verso l’alto. L’uomo ha sempre cercato di salire. Dedalo e Icaro fuggono per l’alto dalla prigione di Minosse, re di Creta. A volte, però, l’alto diventa un rischio se non bilanciato dal basso.

Torno giù, allora. Il cane Lilla s’aggira intorno alla magnolia odorosa dove le api hanno fatto già pasto di fiori.

Il castello di Bucchiano oggi è rudere. Ma l’immaginazione galoppa di per sé, fino ai tempi di Fucaro che l’occupò per ordine di Rinaldo, ma da Monteverde. E fu distrutto dai soldati inviati da Giovanni Orsini, rettore della Marca per ordine della Chiesa. Tempi di ferro e di sangue.

Difficile immaginarli oggi in questa quiete.

di Adolfo Leoni, Il Resto del Carlino, Domenica, 7 luglio 2019

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