Gente di Campo. I porri della Valdaso

La campagna verso il fiume Aso si srotola tra Monte Rinaldo e Ortezzano. In basso, in prossimità di un laghetto artificiale, i porri distesi in geometrici filari sono quasi più alti di Gianluca Tempestilli: oltre un metro e mezzo. A volte lo superano pure, ci sono foto che lo attestano.

Mi trovo nella sua azienda agricola: 25 ettari di terreno tra proprietà e affitto.

Il porro – mi informo – «appartiene alla famiglia delle Liliacee (come la cipolla e l’asparago) ed è originario dell’Europa centro-meridionale». Da sempre coltivato nelle zone del Mediterraneo, era conosciuto già ai tempi degli antichi Egizi.

Gianluca, 47 anni, ne raccoglie i semi. Così come ne raccoglie dai cavoli e dalle cipolle in genere. Lui ne è produttore e fornitore.

Gianluca Tempestilli

Dal 1998 è socio della Cooperativa agricola Cesenate (CAC), leader nella coltura dei semi, con clienti importanti nel mondo. Importanti ed anche esigenti. Capita, infatti, che, nel corso dell’anno, arrivino controlli qualità proprio dalla clientela estera. Sono arrivati giapponesi e olandesi, solo per indicare qualche paese estero. Senza poi parlare dei consulenti della CAC che verificano costantemente la bontà del prodotto. Una garanzia!

La coltura da semi garantisce un incasso certo. «Questo perché conosco sin dall’inizio il loro prezzo, sin dal momento della semina», spiega Gianluca che, nonostante la durezza del lavoro, è soddisfatto. Quello che lo soddisfa meno è la pachidermica macchina burocratica che soffoca l’agricoltura. La spiegazione è chiara: «Non è possibile che noi piccoli agricoltori, con le nostre piccole aziende, veniamo equiparati alle grandi aziende agricole. Ci chiedono gli stessi adempimenti. Non è possibile e non è giusto. Tale comportamento strozza l’agricoltura».

Dopo lo sfogo, la passeggiata. Oche, papere e galline cercano rifugio all’ombra di una vecchia casa e in una pozzanghera d’acqua. Non le alleva per la vendita: sono invece per uso domestico. Cioè: se le mangia lui e la sua famiglia. Buon appetito!

Nel laghetto non ci sono trote. Prima era di proprietà di Gianluca, ora lo è del Consorzio Unico Regionale. Il mini bacino serve per l’irrigazione dell’area circostante. Acqua ce n’è. Anche a monte. La diga di Gerosa lo testimonia anche se il livello è tenuto basso artificialmente per problemi di sicurezza.

15 ettari dei 25, specie nella zona di Ortezzano, sono coltivati a grano e orzo. Nella confinante proprietà, suo padre Dario coltiva mele e pesche.

Anche Gianluca coltiva queste ultime su un rettangolo di 1,5 ettari. «Le pesche le conferiamo ad uno degli ultimi grossisti della zona, le mele di mio padre le vendiamo in proprio».

Torniamo tra i porri. L’impegno produttivo è notevole: dopo la semina, occorre piantare ferri e spaghi per sostenere gli originali filari, al momento giusto (giugno-luglio) gli spaghi vanno rimossi, i porri tagliati e trebbiati.

Noto un viavai in cima al pomo. Sono bombi e api. Queste ultime arrivano dalle settanta casette poco distanti, di proprietà del sig. Zucconi, che di miele se ne intende.

Gianluca saluta, sale sul pick-up. C’è da fare più che chiacchierare. Buon lavoro.

di Adolfo Leoni, Il Resto del Carlino, Venerdì, 5 luglio 2019

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