Cammino la Terra di Marca. A Montefortino una chiesa che è centro di comunità

Anche oggi, che è estate piena, il vecchio, appoggiato alla balaustra del piccolo piazzale, indossa una sorta di coppola di lana. Lo sguardo è verso la montagna. La spaccatura tra Sibilla e Priora sembra a una stesa di braccio. Chissà se è stato pastore della transumanza o allevatore di bovini, o entrambe le cose insieme. Guarda quel profilo. Guarda quella lieve protuberanza sul costone di destra. Un giorno m’è capitato, dopo una tempesta di pioggia, di scorgere un volto che sembrava di donna.

In quel luogo dove l’anziano ripensa al suo tempo, altri come lui: più giovani di lui, più grandi di lui, hanno compiuto lo stesso gesto.

E magari hanno anche pregato il cielo, implorato l’Onnipotente che li preservasse dal tragico morbo. Era il 1420. Sul finire di quell’anno un’epidemia di peste colpì il territorio della montagna. A quel tempo Montefortino era fiorente, di economia e popolazione. Qualche mese prima un cavaliere francese era salito sin lassù. Antoine de la Salle avrebbe poi raggiunto Montemonaco, esplorato l’ingresso dell’antro della Sibilla, raccolto le voci sul quel reame e scritto il Paradiso della Regina Sibilla, il libro per Agnese duchessa di Bourbon.

Mentre il flagello imperversava, il comune chiese al vescovo di Fermo di poter costruire, proprio in quello spazio dove oggi l’anziano se ne sta silenzioso, un ospedale con cappella. Luogo di cura e di conforto.

Sarebbe stata la prima chiesa dedicata a sant’Andrea e il primo ospedale.

Il vescovo acconsentì. L’autorizzazione arrivò il 21 giugno del 1421. Sì, dunque, ad erigere «un ospedale per pellegrini e poveri infermi del luogo con Cappella annessa, o Oratorio per celebrarvi messa…». L’opera sarebbe dovuta essere amministrata da «un Sindaco, buon cittadino, senza figli». Sorse l’ospedale e sorse la cappella. Passarono due secoli e nel 1602 quei locali furono occupati dalla Confraternita della Buona Morte. Era una associazione di laici la cui finalità consisteva nel compiere le opere di carità: aiutava i bisognosi, dava degna sepoltura ai defunti, ospitava stranieri e pellegrini.

Nel 1605, la Confraternita fece di più. Avendo a disposizione un lascito in denaro di un tal ser Antonio Giovannini, decise di costruire accanto all’ospedale – l’attuale piccolo piazzale – una chiesa vera e propria dedicata di nuovo a sant’Andrea. È l’attuale chiesa che sorge sulle mura. Un secolo dopo l’edificio fu modificato così come oggi lo si vede.

Perché ne parliamo? Perché chiuso da decenni, domenica prossima sarà riaperto al culto e alla riaggregazione della comunità montefortinese. Sarà un Centro di comunità pensato come sala polifunzionale. Il recupero dell’edificio di proprietà della parrocchia di Montefortino è stato finanziato dalla Caritas e dalla Curia arcivescovile di Fermo.

«La chiesa di sant’Andrea – si legge in una relazione illustrativa – avente una valenza storico-monumentale, costituisce uno straordinario patrimonio per la comunità locale e non, necessita quindi di essere salvaguardata come documento delle radici culturali del paese…».

Ora l’anziano potrà guardare la montagna anche d’inverno, affacciandosi alle finestre di una delle sale del nuovo-antico ospitale.

di Adolfo Leoni, Il Resto del Carlino, Domenica, 14 luglio 2019

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo di WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google photo

Stai commentando usando il tuo account Google. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...

Blog su WordPress.com.

Su ↑