Artigiani Veri. I violini di Cristiano

Quando la passione diventa professione! È il caso di Cristiano Andrenacci da Monte Urano.

Via Rubicone, 14: un garage trasformato in bottega. Sul bancone, una serie di strumenti per il lavoro manuale, soprattutto sgorbie e scalpelli. Alle pareti, scheletri di strumento musicale in legno. Cristiano, 37 anni, diploma di metalmeccanico conseguito presso il Centro Artigianelli di Fermo, costruisce violini. Chi se ne intende gli ha detto che ci sa fare. Che i violini usciti dalle sue mani sono buoni. Che gli spessori, le bombature, il montaggio sono di qualità. Così Cristiano ha pensato bene di rendere lavoro quella che era curiosità prima e necessità propria poi. Necessità di musicista. Perché Cristiano suona il violino in un gruppo particolare: gli Irish five. Anzi, è stato lui a metterlo su insieme a Michael Sagripanti (batterista) e Marco Gallucci (bassista).

Cristiano Andrenacci

Ma la passione per il violino viene da molto prima, da quando aveva cinque anni. Sino ai tredici, segue le lezioni in una scuola privata. Successivamente, arriva uno stop. Lo sport sopravanza la musica. I guantoni hanno la meglio sull’archetto. Cristiano diventa pugile presso la palestra Nike di Fermo. Una parentesi lunga. A 26 anni il violino si ripropone. Qualche anno dopo nascono gli Irish five, e le melodie irlandesi prendono il sopravvento. Iniziano i concerti, le esibizioni, i dischi. Il gruppo è conosciuto. La loro animazione apprezzata. Li chiamano dappertutto. I fans aumentano. Cristiano ha il suo violino. Se l’è fatto per conto proprio. Non conosceva le tecniche ma conosceva le sue proprie esigenze. E quello strumento risponde in pieno. Nel 2014, la svolta. Si rende conto di avere mani d’oro. Inizia a produrre qualche altro violino, artigianalmente, in casa, anzi in garage. Studia, legge libri, s’informa, naviga su internet. Acquisisce competenza. Altra svolta, decisiva, quando suo cugino Andrea Gallucci, pittore, si rende conto del talento di Cristiano e lo sprona a farne professione invitandolo ad incontrare il violinista Luca Marziali. Purtroppo Gallucci muore poco dopo. Ma l’incontro si farà ugualmente e casualmente. Cristiano presenta al maestro un violino di sua produzione che, tra l’altro, recupera da un amico a cui lo aveva venduto. Marziali lo prova. Lo riprova. «Sei portato, vai avanti» questo gli dice spronandolo però a prendere lezioni e frequentare la bottega di un noto liutaio: Lorenzo Quagliano di Jesi. Cristiano va, inizia un corso tecnico e subito dopo un altro. Ora ha acquisito più conoscenze. Altre ne cerca. Intanto realizza nuovi violini, da buon artigiano.

«Questa è la tavola armonica» mi spiega, «questo è legno d’acero della Val di Fiemme: la foresta dei violini, come viene chiamata. Questo invece è l’acero dei Balcani con cui costruisco la fascia, il fondo, il manico». E queste striature sul rovescio del violino? «È il legno marezzato».

Intanto, tra una sgorbia e uno scalpello, tra un profumo e l’altro di legni diversi, il violinista degli Irish five richiama pubblico. Il 2020 sarà l’anno di due svolte che poi s’intersecano tra loro: la prima, professionale; la seconda, musicale. Cristiano lavorerà sempre più alacremente ai suoi violini, e gli Irish five cambieranno nome. Si chiameranno Haitch, che è l’acca in inglese, ma anche il nome dialettale delle vacche marchigiane… Tutto in casa!

di Adolfo Leoni, Il Resto del Carlino, Giovedì, 18 luglio 2019

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