Civile Società. La Grande anima

Il 20 luglio 2018 moriva la dottoressa Rosy Medri, medico, specialista in omeopatia e fitoterapia, pioniera della medicina narrativa dove il malato prima di tutto è persona. Il male l’ha portata via dopo soli 74 giorni. Ci si può disperare. Bestemmiare. Strapparsi il cuore a morsi. O si può tramutare il dolore in occasione di «bellezza». Ma come si fa? Come può farlo il marito Valerio Palmieri e la figlia Annalisa? Forse, amando la vita nel ricordo presente e spargendo positività. Ho ripensato a Viaggio in Inghilterra, libro e film. Lo scrittore Lewis, distrutto dalla morte della moglie Joy Gresham, dice: «Dio non dovrebbe essere buono, non dovrebbe amarci? Dio vuole forse che soffriamo? Se la risposta a questa domanda fosse sì? Io non sono sicuro che Dio ci voglia felici. Credo che ci voglia capaci di amare ed essere amati, vuole vederci crescere. E io sostengo che proprio perché Dio ci ama, ci fa il dono della sofferenza. O, per dirla con altre parole, il dolore è il megafono di Dio che risveglia un mondo sordo! Vedete, noi siamo come blocchi di pietra da cui lo scultore ricava le forme degli uomini. I colpi del suo scalpello, così dolorosi per noi, sono ciò che ci rende perfetti!».

La dottoressa Rosy Medri

Sotto i portici della casa di Rosy e Valerio, sulla collina di Montegiorgio, c’è una scultura. Grande. Di bronzo. Rappresenta un angelo dalle ali spiegate. È la Grande anima realizzata da Ugo Riva. Valerio l’ha regalata, postuma, a suo moglie. Perché lei se n’era innamorata avendola vista nelle Grotte medicee di Arezzo, qualche giorno prima d’ammalarsi. Un angelo. Una presenza buona. Nell’incavo, Valerio ha trovato cinque uova blu di cinciarella: l’uccello che s’affeziona. La vita che continua. Un segno.

La Grande anima è anche un’associazione e un libro. Voluti entrambi da chi Rosy l’ha conosciuta e apprezzata. E voluto bene. Dopo la sua morte, Valerio ha ricevuto decine di messaggi. Non le solite formali condoglianze, ma qualcosa di più profondo. Di più vero. Il libro, dal titolo 7 Parole per una Grande Anima, ne è la conseguenza. Testimonianze di pazienti, conoscenti, amici che non potevano andare perdute. Sette parole che Rosy avrebbe apprezzato e che la descrivono: anima, coraggio, bellezza, onestà, gratitudine, amore, futuro. E sette acquarelli della pittrice Paola Fratalocchi.

Parallelamente è nata l’omonima associazione che, spiega Laura Stopponi presidente del Centro Servizi Volontariato e amica di Rosy, «ha come mission la cultura della resilienza come strumento essenziale per l’elaborazione del lutto traumatico e per la promozione della medicina narrativa». Perché l’esperienza del dolore si trasformi in azioni positive. Perché le famiglie o i singoli non vivano da soli il lutto. E perché il dolore dischiuda una nuova capacità di amare.

Il 20 luglio prossimo, la santa messa nella chiesa collegiata di Montegiorgio per ricordare Rosy. Il giorno successivo, alle ore 21.00 presso il teatro Alaleona di Montegiorgio, la serata in suo onore, con gli interventi dello scultore Riva e dell’arcivescovo Pennacchio. L’iniziativa è stata patrocinata dalla Regione Marche, dall’OMCEO di Fermo, dalla Società di Medicina Omeopatica, dalla Società di Medicina Narrativa e dal Comune di Montegiorgio. Uno scritto di Rosy diceva: «Ogni volta che soffriamo stiamo facendo nascere una nuova creatura dentro di noi. So bene che il dolore è la gioia vista di spalle».

di Adolfo Leoni, Il Resto del Carlino, Mercoledì, 17 luglio 2019

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