Cammino la Terra di Marca. Gli scogli, il veliero e la poesia

Ore 6,00 di domenica. Ancora buio. Ho deciso di tradire la montagna. Scelgo di andare sulla costa. Mi attira quella striscia che va dalla Riva del Pescatore di Casabianca di Fermo a oltre Lido Tre Archi (troppo massacrato socialmente e pure attraente) fin verso Porto Sant’Elpidio. Mare e verde, pochi gli chalet, niente sabbia e bella pista ciclabile. I massi sembrano gettati a caso, e forse lo sono, e la scogliera è geometrica per nulla. Mi incammino. I ciottoli sono bagnati. Il mare s’è ritirato da poco. Arrivo ad un punto che sembra far diga alle acque. Le grandi pietre si abbracciano e si contorcono, lasciano buchi. Attenzione! Salgo su una di esse, fin sull’orlo. Scelgo quella meno bagnata e siedo. L’orizzonte s’è fatto chiaro. L’infinito è questo? Il sole ha reso strada lucente la porzione di mare alla mia destra. Argentea. Scintillante. Increspata. Promettente un giorno denso di accadimenti.

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Sono solo. L’aria è fresca. Indosso una felpa con cappuccio. Ci sta! Il grande caldo è passato. Il meteo-social, divenuto ormai solo quotidiana notizia-evento, rincorre l’impazzito clima annunciando un prossimo inverno di freddo polare. Ho imparato a diffidare. Meglio ascoltare pescatori e montanari.

Arrivano e si posizionano due dei primi, dalle età diverse: sullo scoglio uno giovane, sul bagnasciuga un anziano. Armeggiano alle canne senza un rumore. Permane il silenzio, giusto lo sciabordio. Sullo sfondo, un veliero. Una vela enorme e bianca che spicca sull’azzurro. Accanto le scivolano le ultime lancette. Non m’intendo di pesca. Forse vongole?Fermo è città marittima. Poteva essere marinara nell’età di mezzo. Ma nel 1400, divenute più grandi, le navi non avevano più fondo sufficiente, rischiavano di arenarsi. Scelsero altri porti.

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Guardo l’Adriatico: 80 miglia dall’altra costa. Un nulla. Da quelle sponde arrivarono i Crivelli, Carlo e Vittore. Ho recentemente gustato le loro opere nella piccola ma stupenda chiesa di Monte San Martino. «Arte e bellezza – scrive il filosofo Sergio Givone – hanno un profondo legame con l’eros». Seduzione e fecondità, secondo Platone, perché noi siamo mancanti e dunque poveri e, per questo, alla ricerca della completezza originaria e, dunque, capaci di movimento e voglia di fare.

Il veliero sullo sfondo

Nel Simposio di Platone, rispondendo a Socrate, Diotima afferma: «Eros è generazione dell’eterno nella bellezza». Purtroppo l’intelletto calcolante e tecno-scientifico ha tolto spazio alla spinta creativa e alla saggezza del passato. Eduardo Galeano scriveva che «la memoria non è un punto d’arrivo, ma un punto di partenza». Ecco perché è vitale preservarla e tenerla dritta dinnanzi a noi.

Il veliero s’è spostato, superando di poco la piattaforma. Veleggia verso sud. Se ne va con apparente leggerezza.

Ho portato con me Il Cerchio Celtico, nulla a che vedere con simboli politici. Un libro, invece, di Björn Larsson. In copertina, proprio un veliero; nelle pagine, un thriller di mare. Tema di fondo: «La libertà dell’avventura per riappropriarci di quella vita che ci lasciamo sfuggire misurando il tempo con il cartellino da timbrare».

Si son fatte le nove. Arrivano gli ombrelloni. È tempo di migrare.

di Adolfo Leoni, Il Resto del Carlino, Domenica, 15 settembre 2019

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