Artigiani Veri. La “sincerità” di Armando

Difficile rintracciare un vecchio bancone con lo strato di colla appiccicato. Difficile ma non impossibile. Perché al civico 1 di via Monaldi, lungo la circonvallazione di Grottazzolina, un falegname di 39 anni, ma dalle antiche tradizioni artigiane, il bancone lo usa ancora. Non che gli manchino gli altri piani e gli altri attrezzi, ma il bancone ha un odore particolare, e un richiamo tutto suo, come se collaborasse all’opera di Armando Belluti, che è falegname e restauratore. E stupisce anche che la sua omonima pagina web abbia una home con una foto artistica in bianco e nero che sarebbe piaciuta molto a Robert Capa, e una serie di citazioni che aprono cuore e mente, come se chino su quel bancone, indaffarato a costruire, Armando volasse nel cielo delle idee e della cultura. Artigiano vero!

Dopo le medie, Armando frequenta il corso di Meccanica presso il Centro Artigianelli di Fermo. La manualità è stato sempre il suo forte. D’altronde, discende da una famiglia di artigiani.

Compiuti i tre anni di studi, si sposta all’Istituto d’Arte per diplomarsi in Oreficeria e Metalli. Quindi sceglie l’università: Conservazione dei Beni culturali. Frequenta per due anni la facoltà, poi decide di darsi completamente al legno. Sì, perché già mentre studiava, impiegava il tempo libero a costruire oggetti e restaurare mobili che parenti e amici gli affidavano certi del buon risultato.

La scelta è definitiva. Armando attrezza ben bene la sua bottega-laboratorio di 100 metri quadrati.

Quando lo intervisto, sta finendo di costruire una cucina su misura. Non è la prima che gli viene commissionata. È una linea di tendenza in questi periodi. Molti dei suoi clienti sono marchigiani andati a vivere in grandi città e di ritorno oggi nei paesi d’origine dove hanno mantenuto casa o ne hanno acquistata una nuova, perché in pensione o per feste e ferie.

Il lavoro non manca: non si diventa ricchi ma si campa. La promozione? Passa parola e basta. «Un buon cliente – spiega – porta un buon cliente». La politica dei cerchi concentrici.

Il legno migliore? «Il castagno, perché di media durezza, leggero e si presta a tutto».

«Il legno – continua – è un prodotto naturale che una volta tagliato e trasformato inizia una seconda vita». Armando è per la «sincerità produttiva» che non è solo il rapporto committente artigiano, ma anche il metodo di costruire oggetti e trattare il legno. L’industria – mi fa capire – ha creato una sorta di «trattamento sintetico, una tendenza a rendere il legno tutto di uno stesso colore o a trasformarlo in pannellature». Lui no. E da qui passiamo a parlare dell’artigianato in crisi. Perché? «Perché ci si butta sul banale, si seguono, tra l’altro inutilmente, i modelli della grande industria». Che fare, allora? «Tornare alla qualità. Proporre qualcosa che altrove non c’è». Poi, la scuola. «Nel nostro territorio ne manca una che specializzi nella falegnameria e nel restauro vero». Infine, gli esempi.

Un tempo falegnami e restauratori li si vedeva all’opera nei paesi, si visitavano le loro botteghe, si acquisiva un modo di fare e di essere.

Chiude l’incontro con due citazioni: «Resisti all’idea che l’Architettura sia un edificio» e «l’Artigiano è la figura rappresentativa di una specifica condizione umana: quella del mettere un impegno personale nelle cose che si fanno».

Resisti, Armando. Resisti.

di Adolfo Leoni, Il Resto del Carlino, Giovedì, 19 settembre 2019

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