Civile Società. Il Ricreatorio dell’integrazione

A duecento metri dalla Parrocchia di San Giorgio, a Porto San Giorgio, sorge il Ricreatorio omonimo: a gestirlo è un’associazione onlus il cui presidente è Giuliano Cannella. Una struttura grande con alla destra il campo di pallacanestro e alla sinistra quello di calcetto. Vado in un pomeriggio quando ancora la scuola non è iniziata.

Vivaci i colori all’interni. Le pareti sono disegnate con giovani in movimento, che stanno salendo, un cammino verso l’alto. È la crescita umana? Probabilmente sì. Ad attendermi, le tre giovani operatrici: Federica e Chiara Ripa (tra l’altro gemelle) ed Eleonora Ponzanetti. Tre lauree, rispettivamente in Comunicazione Internazionale, Scienze Naturali, Psicologia dell’Età evolutiva.

Oggi si riesce a parlare tranquillamente. Il telefono squilla, ma di rado. Con l’inizio dell’anno scolastico tutto cambia. Il Ricreatorio accoglie, gratuitamente, dai 20 ai 25 ragazzini: dalla prima elementare alla terza media. Dalle 15 alle 18,30 qui si studia, si fa merenda, si gioca insieme. Sembra poco. È cosa enorme, invece. Perché l’integrazione è di casa. «L’integrazione non è un sogno: si può fare». I ragazzi fanno cose insieme, fanno gruppo, fanno squadra, si raccontano. Lo sa bene la parrocchia retta da mons. Mario Lusek e lo sa molto bene anche il Comune sangiorgese che con il Ricreatorio ha una convenzione. C’è un disagio da prevenire e uno da risolvere. Le chiacchiere – si dice – stanno a zero, occorrono i fatti.

«Il concetto è della grande famiglia» spiegano le operatrici che dettagliano: «I ragazzini arrivano con l’apertura delle scuole, iniziamo a conoscerli, formiamo le classi, li aiutiamo nei compiti, instauriamo un colloquio con insegnanti e genitori di nazionalità diverse». La percentuale è di 50 italiani e 50 immigrati.

In dieci anni di attività, nessun caso di bullismo, forse uno ma neppure riconducibile al bullismo vero e proprio. «Cerchiamo di rendere questi luoghi sicuri dove la sicurezza viene dal volersi bene».

Il rapporto con le famiglie si consolida ulteriormente in occasione delle grandi feste: Natale, Pasqua, nei momenti da vivere tutti insieme. Anche il Carnevale è un’occasione. Quest’anno i ragazzini hanno costruito in proprio le maschere con cui hanno poi sfilato.

Faccio un giro. Al piano terra c’è un teatro. Lo usano anche alcune compagnie teatrali amatoriali, come Le Nuove Cappellette.

Al primo piano, oltre ad un locale molto ampio per incontri allargati, insistono anche numerose aule. Mentre passo mi saluta una ragazza china sui libri. Forse magrebina. In un altro locale, l’operatrice è a colloquio con un genitore.

Le attività non si fermano con la chiusura della scuola. Continuano con le colonie estive. In primavera, ci sono state visite al Bosco del Cugnolo e laboratori riguardanti l’habitat naturale e, in specie, la salvaguardia del mare. Il Ricreatorio, grazie ad una convenzione con Caritas italiana, potrà accogliere due giovani per il Servizio Civile Nazionale.

Nel salone grande campeggia un ritratto. È il celebre quadro del Rembrandt Il figliol prodigo dove il Padre ri-accoglie il figlio abbracciandolo con le sue mani diverse: di uomo e di donna, di padre e di madre.

I progetti? Ci sarebbe da sistemare al meglio il teatro, i due campetti e uno spazio verde per impiantarci alcune coltivazione da orto cittadino.

E poi, un altro fronte da aprire: il crescente disagio adolescenziale.

di Adolfo Leoni, Il Resto del Carlino, Mercoledì, 18 settembre 2019

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