Cammino la Terra di Marca. Un libro come guida. Più di una guida

Oggi, camminata nell’entroterra usando un libro: Alto Fermano. Storia, Arte, Leggenda. Lo ha pubblicato la Zefiro Srl per conto del Rotary Club Alto Fermano-Sibillini. È stato l’ultimo e prestigioso colpo messo a segno dal presidente Gianluca Vecchi prima di passare le consegne a Raffaele Vittori.

Vecchi, che è attualmente presidente dell’ATAF (gli albergatori del fermano), ha coscienza che i primi ambasciatori della Terra di Marca sono proprio i suoi abitanti. Ma, per questo, dobbiamo conoscerla. Il libro, dunque, è una guida alle sue bellezze storico-artistiche. Lo ha curato il prof. Stefano Papetti che s’è avvalso della collaborazione di specialisti: l’archeologa Adele Anna Amadio, lo storico dell’arte Andrea Viozzi, il collaboratore del Centro studi Osvaldo Licini Stefano Bracalente, la docente universitaria Graziella Roselli. Le foto sono di Giorgio Tassi e Marilena Imbrescia.

Il cammino, come spiega Vecchi nell’introduzione, si snoda percorrendo la nostra terra costellata «di abbazie benedettine, di conventi francescani, di minuscole pievi, di greggi transumanti, di molini ad acqua, di case-torri, di borghi silenziosi, di rocche e di castelli. E, ancor prima, di tracce e retaggi di Piceni e di Romani, di Longobardi e Franchi».

Il primo sguardo è sui Piceni: i «pupun», come si autodefinivano. La parola compare in quattro delle 23 iscrizioni ritrovate tra il sud delle Marche e il nord dell’Abruzzo. Delle quattro, due sono state rinvenute a Belmonte Piceno, una a testa a Falerone e Servigliano. I recenti scavi di Belmonte hanno portato al ritrovamento di un cofanetto d’avorio, una probabile scatola da gioco, «con intarsi in ambra» risalente al 500 avanti Cristo. Da Belmonte a Montegiorgio dove Gian Battista Compagnoni Natali, dal 1891 al 1897, raccolse, scrive la Amadio, «un notevole patrimonio storico proveniente da circa 50 corredi». Un elmo bronzeo a calotta è denominato «di Montegiorgio».

Viozzi ci porta invece ai Farfensi arrivati a Santa Vittoria, e alle abbazie di San Ruffino e Vitale, vicina al fiume Tenna, e San Vincenzo e Anastasio che sorse su un pianoro di Monte Amandola, tra due fossi che formano il torrente Lera. Con penna sciolta, Viozzi descrive il castello Pelagallo di Monte Vidon Combatte, e quelli di Torre San Patrizio, Rapagnano, Ponzano, e Moresco, sino a toccare la Rocca di Porto San Giorgio. Dopo aver detto del Santuario della Madonna dell’Ambro, l’autore ricorda la presenza degli Ordini mendicanti: Francescani, Domenicani, Agostiniani. Un cenno rapido anche ai teatri dell’entroterra. Oltre che grande studioso, Papetti è un efficace divulgatore. Nel volume riprende gli affreschi della cripta di San Ruffino e Vitale, e della minuscola chiesa di Santa Maria a Pie’ d’Agello, in Amandola. Poi torna in basso, a Falerone, per presentare l’Immacolata Concezione di Vittore Crivelli, e dirigersi idealmente a Massa Fermana per il Polittico di Carlo Crivelli e l’Adorazione dei Pastori di Vincenzo Pagani. Ripresa la strada delle alte terre, spiega il Polittico di Pietro Alamanno, a Montefalcone Appennino.

Una guida dunque e più che una guida. Un libro del cuore che attesta l’antico prestigio delle nostre terre.

di Adolfo Leoni, Il Resto del Carlino, Domenica, 22 settembre 2019

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