Gente di Campo. Le capre di Capradosso

Il dorso di una capra. Capradosso. La frazione di Rotella prenderebbe il nome dall’osservazione che i monaci benedettini avrebbero fatto della collina, ai piedi del Monte Polesio, in cui s’erano fermati per costruire il monastero. Anno Mille. Oggi le capre continuano a pascolare sulle pendici dell’Ascensione. A portarcele sono Davide Fontana (51 anni) e Antonietta Angelini (46). Una coppia che, incontratasi per coincidenze non casuali, scoprì la passione per l’allevamento di questi ovini. Davide aveva fatto altro nella vita. Poi, una svolta: capraro per hobby e, successivamente, capraro per mestiere. Antonietta Angelini era figlia d’arte: suo padre Gabriele allevatore lo era sempre stato. Aveva cinque anni quando la mandava a mungere le vacche con un recipiente mignon. L’attuale azienda è dunque di carattere famigliare. Splendida la posizione, 55 capre, 30 pecore, 2 mucche. Animali allevati quasi come persone di famiglia. Chiarina è la vacca maggiore, Camilla la vitellina.

Le signora Antonietta

Elencare i nomi delle capre sarebbe lungo. Cito solo Menni, Diana, Marianna… Parlo con Davide che sta uscendo con il gregge. Risale l’Ascensione. Capre e pecore mangiano rovi ed erbe. E danno un latte naturale da cui scaturisce un formaggio altrettanto naturale. L’azienda così com’è risale ad una decina di anni fa. Il caseificio invece al 2015. «La nostra non è una industria» precisa Davide che ci tiene ad invitare curiosi e clienti a vedere il trattamento degli animali, a toccarli, ad assaporare i loro prodotti. La settimana scorsa l’azienda di Capradosso ha aderito a caseifici aperti. Bel successo. Bella iniziativa. La vendita dei formaggi avviene solo in loco, nel punto vendita casalingo che guarda il Fermano.

Qualche bottega riesce ad avere la produzione dei Fontana, ma nessuna presenza nei supermercati. Questione di scelte. A dare man forte alla coppia c’è Giuseppina Ciotti, mamma di Antonietta. È vergara di altri tempi e donna capace di consigli più che utili. Sono nove gli ettari a disposizione lavorati a foraggio, pascolo e cereali. L’attività principale è comunque l’allevamento di capre della Camosciata delle Alpi, razza originaria della Svizzera, allevata nelle regioni dell’arco alpino, o comunque in territori alti. «Frugale nell’alimentazione, robusta e forte, – si legge nelle schede ufficiali – si adatta alle situazioni più diverse. Indole docile e affettuosa. Ottima produttrice di latte».

Davide a lavoro

Eccola qua, a Capradosso. Nel caseificio si trasforma il latte di capra in caprini, caciotte, tomini, formaggi spalmabili, yogurt e ricotta.
Una cosa Davide vuole sottolinearla con decisione: «Il rispetto della natura è totale. Non usiamo pesticidi o preparati chimici. Ci prendiamo cura delle nostre capre assecondando le loro esigenze naturali. Il pascolo, la non destagionalizzazione dei parti e la quasi totalità della loro alimentazione che viene prodotta in azienda, sono alcuni degli indicatori che determinano il loro benessere». Una soddisfazione? «Tante, tra cui il formaggio caprino con anice verde di Castignano».

di Adolfo Leoni, Il Resto del Carlino, Venerdì, 20 settembre 2019

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