Minori… per modo dire. Scavare e comunicare

Terra e Comunicazione. In sintesi, è questa la bussola di Tiziana Capriotti. 41 anni, originaria di Porchia, frazione di Montalto Marche, e residente a Montedinove, l’archeologa è molto impegnata a Monte Rinaldo dove, ancora domani, insieme allo staff di Cumarcheologia, farà ripartire i laboratori didattici. Una proposta lanciata alle scuole di ogni grado per la conoscenza dell’importante sito.

Dopo la maturità classica conseguita a Montalto, la nostra ha studiato Lettere classiche, indirizzo archeologico, all’università di Perugia. La sua tesi di laurea sui luoghi di culto lungo i porti del Medio Adriatico, di cui fu relatore il prof. Filippo Coarelli, docente di Storia romana e di Antichità greche e romane, sta diventando un libro di prossima pubblicazione. Da Perugia a Trieste, per il dottorato sulle antichità romane con un altro mostro sacro: il prof. Gino Bandelli, docente di civiltà romana. Terminati gli studi arriva il lavoro, che altro non è che una prosecuzione dei primi. La Capriotti torna in Umbria per poi spostarsi da Gualdo Tadino, dove partecipa agli scavi per conto dell’università, ad Afragola, Isernia, e in diverse località, tra cui alcune spagnole. Il trovel è sempre a portata di mano. È l’arma o, meglio, l’attrezzo principe degli archeologi: una specie di cazzuola con cui trattare, delicatamente, il terreno. «Lo scavo è la nostra fissazione», dice la dottoressa Tiziana con un misto di convinzione e di ironia.

L’archeologa Capriotti

Poi, una precisazione: i reperti portati alla luce debbono essere fatti conoscere, «debbono avere una funzione civile». Ed ecco la comunicazione: necessaria, anzi, vitale. Occorrono le conferenze, gli incontri, i laboratori. «Occorre togliere i reperti dai magazzini, pubblicare». Rendere note le scoperte di un mondo che sembra non esserci più, e pure, è sotto i nostri piedi e ci racconta cose importanti. Una civiltà, ci racconta!

I musei vanno fatti vivere, la gente va avvicinata ad essi, specie i bambini. È un’altra convinzione della Capriotti, che racconta di una bella esperienza proprio a Gualdo Tadino. I bambini delle scuole elementari di quel comune furono accolti nel museo dove passarono l’intera notte tra i reperti, personaggi del tempo che fu e le loro storie. Non dormirono, ma il giorno dopo e in quelli successivi ragionavano dell’età imperiale, di Augusto, dei Romani… «Un lavoro educativo che parte dalla ricerca, dallo scavo e raggiunge la gente». C’è un purtroppo. I Beni culturali sono un po’ la cenerentola italiana. Invece, andrebbero valorizzati anche attirando sostegni economici privati.

Un altro punto su cui la Capriotti è intransigente riguarda la professionalità degli operatori: «Non ci si improvvisa archeologi».

Tornando a Monte Rinaldo, dove dirige il Museo civico, ha sviluppato insieme ad altri colleghi, all’interno dei laboratori didattici, lo scavo simulato. Scolari e studenti vengono muniti di travel e si insegna loro che «non debbono fare buche ma sfogliare il terreno». Come un libro: una pagina via l’altra. Prima di portarli sul campo, Tiziana e i collaboratori vanno in classe per una lezione propedeutica.

Tra le ultime scolaresche arrivate a La Cuma ce n’è stata una francese: una scolaresca molto attenta e capace.

Una volta tirati fuori i reperti, li si lavano e li si catalogano. Un’operazione simulata che ha visto impegnati anche i ragazzi del liceo classico di Fermo.

Da tre anni, la Capriotti tiene corsi di Tecnologie Innovative ad Ascoli Piceno per conto dell’Università di Camerino. Le piace il mix tra parte scientifica e parte umanistica.

Le domando come descriverebbe l’archeologo. Mi risponde ancora tra il serio e il faceto: «Gaudenti e presuntuosi». Poi sorride. Sarà vero?

di Adolfo Leoni, Il Resto del Carlino, Sabato, 21 settembre 2019

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