Artigiani Veri. L’incisore che ama i droni

A qualche centinaio di metri c’è Querciabella. Sono alla fine delle Piane di Montegiorgio. Una strada di terra porta a un capannone. È il laboratorio di Roberto Achilli, 45 anni, eclettico artigiano dalle capaci mani. Di fronte all’entrata insiste un filare di ciliegi che si protende verso il fiume Tenna. Li piantò suo padre Giuseppe, come legno da mobile. La terra però è ghiaiosa. Non risponde bene alle attese.

Roberto sta lavorando chino su un banco. Sotto di lui un marmo bianco che sta rifinendo nelle scritte e in una immagine. Roberto è un incisore. Se lo definisco anche scalpellino lo ritraggo solo a metà. Se gli do del versatile artigiano, il sorriso si fa pieno. Allora: versatile artigiano!

Roberto Achilli

Perito elettronico all’Ipsia di Fermo, Achilli ha fatto tutt’altro: è stato dipendente in una fabbrica di fibbie e di scarpe, ha venduto enciclopedie. Poi, la sua capacità manuale lo ha portato a farsi muratore e capomastro. Prima alle dipendenze, poi in proprio. Ci sapeva fare. Lo conferma il suo amico presente al nostro incontro. Nel 2011, la crisi dell’edilizia lo convince a cambiare attività mettendo a frutto la sua creatività e manualità. È il periodo in cui alcuni marmisti tendono a lasciare indietro l‘arte funeraria. Difficile che facciano lapidi per tombe, cappelline, cimiteri. Si apre uno spazio, nel sud delle Marche gli incisori si contano sulle dita di una mano. Roberto ci si butta anche su consiglio di un marmista di indubbia qualità: Marcello Vitali da Falerone. La prima operazione da compiere è attrezzare il laboratorio. Fatto! Poi, l’acquisto della macchina necessaria. Si tratta di un pantografo Cad/Cam. Costa parecchio, quasi 40 mila euro. Ma è vitale. Il mutuo viene acceso ed ora si deve lavorare a testa bassa, anche di sabato e domenica. Il nostro fa il giro delle Agenzie di Pompe funebri. Si mette a disposizione. Iniziano ad arrivare le commesse. Il lavoro, dicevo, è creativo e manuale insieme. Si debbono incidere i nomi, ma sulla lapide si immette anche un’immagine: a volte sono immagini sacre. Roberto le disegna, la macchina le incamera e le incide. Poi c’è la rifinitura, tutta a mano, l’applicazione dei motivi floreali a corredo realizzati in acciaio, infine la verniciatura con l’aerografo.

Mi aggiro nel laboratorio. Da un canto c’è una strana poltrona dall’alto schienale impettito. La parte esterna è tutta incisa con motivi onirici. Sembrano quasi gli stessi disegni tatuati sulle braccia del nostro artigiano. Accanto alla poltrona, una bicicletta, anch’essa tatuata. Opere sue, del suo ingegno.

Appoggiateal divisorio, tra punto lavoro e punto segreteria, ci sono dei quadrati di marmo su cui Roberto ha incastonato decori vari, sempre in acciaio e sempre frutto della sua immaginazione. Parlando di commesse, il settore incontra qualche difficoltà. Occorre, allora, guardarsi intorno. Cogliere le occasione. Mesi fa ha avuto un incontro con due prestigiosi ingegneri del nord. Hanno un’azienda che opera con i droni: fotografie, rilievi, riprese per eventi. Roberto ha preso il brevetto per pilotarne uno. Così quando il lavoro da incisore langue, lui non perde tempo e si dedica al drone facendolo volare sui cieli italiani: nelle Marche come in Calabria, in Campania come in Piemonte.

Chissà se quelle ricognizioni non gli forniscano spunti per nuovi decori. Forza, Roberto!

di Adolfo Leoni, Il Resto del Carlino, Giovedì, 26 settembre 2019

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