Gente di Campo. Agricoltura 5.0. Si può.

C’è un fenomeno nuovo, che avanza lentamente ma avanza: il ritorno dei giovani in agricoltura. Tornano in campagna con lauree al seguito, conoscendo le lingue e le nuove tecnologie. Non sono più contadini – anche se il termine mi piace purché depurato dal significato di gente del contado – ma imprenditori. C’è sicuramente una certa fatica nel combattere la burocrazia che tratta i piccoli produttori quasi alla stregua delle multinazionali. E c’è anche un problema nel penetrare i mercati. Ma il nuovo contadino non si spaventa. Purché qualcuno gli dia una mano, come la scuola ad esempio che deve crescere un’agricoltura di precisione, ovvero 5.0.

Perché ci sia buona agricoltura occorre, oltre alla buona terra, che ci sia, dunque, anche una buona scuola.

Cento ragazzi studiano all’Agraria di Montegiorgio, che è un corso dell’ITI Montani di Fermo, attivato nel 2011. È un corso completo: dal primo al quinto anno, e che quest’anno vanta due seconde classi. Cresce, rispondendo alle esigenze di un territorio ampio. Ci sono studenti che arrivano da Mogliano e Loro Piceno così come da Campofilone e Montalto Marche, naturalmente la gran parte è del territorio circostante la scuola. L’indirizzo è quello di Agraria, Agroalimentare e Agroindustria. Al terzo anno si può scegliere una delle tre articolazioni: Produzioni e trasformazioni, Gestione dell’ambiente e del territorio, Viticoltura ed enologia.

Oltre alle materie teoriche, molte sono quelle pratiche. L’Agraria ha attivato da qualche anno un laboratorio dove gli studenti compiono esperimenti di fisica e chimica, analisi organolettiche ad esempio del vino e dell’olio, e analisi del terreno. Il laboratorio è stato intitolato al prof. Flaminio Fidanza padre della Dieta mediterranea. I ragazzi mettono mano mano anche a terra, nel senso più concreto del termine. Nei pressi dell’edificio, è stato realizzato un terrazzamento con viti e alberi da frutto; una piccola porzione è dedicata ai cereali. In occasione di altre esercitazioni pratiche, le scolaresche raggiungono l’Officina del Sole, dove possono applicarsi tra gli ulivi, i vigneti, la cantina e il frantoio.

Tornando al laboratorio Fidanza, da questo luogo escono anche alcuni prodotti realizzati proprio dagli studenti: l’olio, il vino cotto, le confetture, la trasformazione delle carni suine (la salata come si dice in gergo dialettale). Per tradizione ormai consolidata, gli studenti del secondo anno organizzano a maggio La Festa della Fava.

Non mancano le visite didattiche in aziende del territorio ed oltre, e la partecipazione a Fiere nazionali. A novembre saranno a quella dei cavalli, a Verona, successivamente alla Fiera della meccanizzazione agricola (EIMA) di Bologna. Alla Fiera AgriUmbria, i nostri allievi sono risultati primi nella capacità di valutazione delle razze bovine. C’è un intelligente progetto in fieri: riguarda il fiume Tenna: da discarica ad area urbana riqualificata.

Facendo una statistica, un terzo dei diplomati si iscrive all’Università, i restanti entrano nel mondo del lavoro senza troppe difficoltà. E non è poco…

di Adolfo Leoni, Il Resto del Carlino, Venerdì, 27 settembre 2019

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