Artigiani Veri. La stilista delle piccole indossatrici

78 anni che non sembrano. Anche perché Derna Costantini gioca ancora con le bambole. Un gioco particolare, che è arte e artigianato. Questa signora da anni confeziona abiti. È stata sarta, un mestiere imparato dalle maestre «Silvana e zia Ave». Ma gli abiti che oggi realizza sono piccoli capolavori per piccole indossatrici. La signora Derna cuce vestiti per le bambole, che siano Barbie o copie poco importa. Vive a Montegiorgio, in via del Sole, sotto la grande chiesa di San Francesco. Dove secoli fa esisteva uno scalone imponente, hanno costruito appartamenti. Uno è abitato dalla nostra sarta e da suo marito Costantino Fagiani, anch’egli sarto, ma da uomo, prima della pensione.

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Derna mi accoglie con un sorriso ospitale. Entro in casa e mi trovo all’interno di gaio museo gremito di bambole. Ognuna un vestito diverso. Accurato. Minuziosamente realizzato. Ce ne sono in una teca all’ingresso, ce ne sono in camera da letto, ce ne sono nella sala grande. Dappertutto, e bellissime. Sembra che ti vengano incontro e vogliano essere tenute in mano. Notevoli i particolari.

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Da bambina, Derna giocava con bambole di pezza e faceva loro i capelli con i fili del granturco. Oggi, le sue bambole sono oltre 110, tutte della stessa misura, ma diverse nelle fogge. Era ancora sarta in attività nel 1981 quando una sua cliente le fece una strana proposta: confezionare un abito per una Barbie, usando come stoffa i fazzolettini che avvolgono i confetti delle feste. Derna ci prova, e la prova riesce. E dalla prova la passione. Il primo impegno: la mostra dell’artigianato a Montegiorgio nei locali dell’antico Convento degli Agostiniani.

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Dalla teca estrae una bambola in un raffinato tailleur. Me la porge e io ho quasi timore di stropicciarla. Ne arriva un’altra vestita da sposa con tanto di strascico in pizzo. Mi racconta che una giovane ha voluto per sé un abito identico preso dal modello mignon. Non è la prima volta che accade. Ed eccone un’altra di raso e con tanto di perline. Lavori certosini, microscopici. Fatti di notte. La signora Derna dice di amare le tenebre. Preferisce lavorare dopo la cena, dalle 21,30 sino all’una-le due, nella tranquillità, nel silenzio che la concentra. Per confezionare un abito impiega 5-6 giorni. «L’impegno – spiega – è come quello di un abito vero». Ma lei non si ferma solo agli abiti. Interviene anche sulle acconciature. So di parrucchiere che la vanno a trovare per prenderne spunto. Anche un po’ invidiose, suppongo. Passiamo in altra stanza: una camera più piccola. Le bambole sono alla sinistra del letto, sopra ad un comò, quasi un reggimento che avanzi compatto. Da sinistra: l’abito blu con gonna a campana e poi uno rosa, entrambi ad uncinetto, ed ancora una bambola in minigonna a strasse e tulle, in golfino verde, e ancora in abito da sposa.

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Resta la sala da visitare. Un armadio è pieno. Ci sono abiti da sera, neri, pitturati a mano. Andrebbero bene per incontri dell’alta società.

Derna tira fuori una bambola con un copricapo originale. È stato realizzato, mi spiega, con «il cappuccio dell’aglio».

Il suo impegno è vestire le bambole, sistemarle sui ripiani, guardarle e ritoccarle. Qualche mostra l’ha fatta: a Santa Vittoria in Matenano e a Falerone. Non tante perché nel trasporto le sue piccole donne c’è il rischio che «si rovinino».

Vedere per credere. Stupirete!

di Adolfo Leoni, Il Resto del Carlino, Giovedì, 3 ottobre 2019

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