Cammino la Terra di Marca. Soffiano: grotta di miracoli

Domenica di sole. Ultime uscite di gruppo. Stavolta siamo in cento. Un serpentone di auto prima e di camminatori poi. Le torri di Sarnano sembrano animate. Sui merli sventolano bandiere medievali. La sua storia.

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Si sale a San Liberato, il convento dei padri francescani. Una parte dell’edificio è chiusa per terremoto. La santa messa viene celebrata in un tendone del lato lungo, a destra del porticato. C’è gente all’interno. Noi si lascia le auto nello spiazzo davanti. Scendiamo in silenzio per non disturbare il rito. Queste terre erano legatissime a Fermo. Legatissime ai Domini contadini che a Fermo abitarono la zona sotto al Girfalco che digrada verso Campoleggio. Tutti parenti, molti gli uomini d’arme, e una dama importante: Mitarella legata a Santa Caterina da Siena.

L’eremo di Soffiano

Leggo da una storia: «Il convento di S. Liberato fu fatto costruire intorno alla metà del secolo XIII dai signori di Brunforte per custodire i corpi di San Liberato, seguace di San Francesco e dei suoi compagni, fra Umile e fra Pacifico trasferiti lì dall’eremo di Soffiano. Sembra che San Liberato fosse figlio di Fidesmido Brunforte da Loro Piceno. Entrato nella vita monastica a diciotto anni, nel secondo decennio del secolo XIII si ritirò nell’eremo di Soffiano nel quale, come vuole la tradizione, trovò ospitalità anche San Francesco d’Assisi in un viaggio di ritorno da Ascoli Piceno».

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Soffiano, dunque. È lì che andremo. Mettiamo gli scarponi e prendiamo la salita. Poche centinaia di metri e una deviazione a sinistra. È la nostra, per Soffiano, appunto. Che è un incavo nella roccia, un muro, una stanza e poco più, una spelonca, una grotta, un nulla ma miracoloso. Lungo il viottolo la compagnia è allegra, i bambini molti. Come si fa a difendere la terra se non la si fa conoscere ed amare ai figli? Potremmo cantare ma – ora che ci penso – mi rammarico di non averlo fatto. Da strada a viottolo a sentiero. Vegetazione folta di tigli, ornelli, querce e lecci, e un rio a sinistra del nostro cammino. Ora si scende, uno dietro all’altro. Attenzione!

Eccolo, Soffiano, anno 1101. Uno alla volta si penetra l’incavo del Monte Ragnolo. C’è un piccolo altare. Si respira spirito francescano. Qualcuno ha sostenuto che frate Ugolino Boniscambi da Montegiorgio scrisse in latino, trovandosi a San Liberato o forse addirittura qui a Soffiano, i Fioretti di san Francesco. Gli Actus beati Francisci et sociorum eius furono proseguiti da un altro frate: Ugolino Brunforte da Sarnano.

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Apro al capitolo 46: «Nella provincia della Marca, dopo la morte di santo Francesco, vi furono nell’Ordine due fratelli. L’uno si chiamava frate Umile, l’altro frate Pacifico… Frate Umile stava nel luogo di Soffiano e lì morì. L’altro stava di famiglia in un luogo molto lontano da lui. Un giorno frate Pacifico stava in orazione in un luogo solitario. Ed ecco, fu rapito in estasi e vide l’anima del suo fratello frate Umile, appena partita dal corpo, andare dritta in cielo senza alcun indugio o impedimento». Luogo di miracoli, dicevo. Racconto la storia. Silenzio composto e rispettoso. Ora si torna. A metà strada uno spuntino: pane fresco, formaggio e ciabuscolo. E gran vino rosso.

Anima e corpo rinfrancati.

di Adolfo Leoni, Il Resto del Carlino, Domenica 13 ottobre 2019

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