Artigiani Veri. I “medici” delle Tavolette

Immaginate di salire, di notte, il Palazzo dei Priori di Fermo, illuminati solo dalle torce poste lungo la scalinata. E immaginate di penetrare il piano nobile appena restaurato: la Sala dei Ritratti, quella del consiglio comunale, la sala del sindaco e, accanto, un’altra sala dove due giovani sono impegnati dinanzi a piccole e stupende tavole poggiate su cavalletti. Indossano camici bianchi, hanno in mano tamponi e pennelli, guardano il loro lavoro da angolazioni diverse. Sono concentratissimi. Silenzio dappertutto. I polsi hanno loro tremato quando le mani, per la prima volta, sette mesi fa, si sono avvicinate alle tavole di pioppo, dalla vita di sei secoli.

È onirica ovviamente l’immagine proposta di un Palazzo penetrato nella notte. Ma è reale, quanto affascinante, quella dei due restauratori sugli otto dipinti del veneto Jacobello del Fiore per la chiesa di Santa Lucia. E proprio di santa Lucia si tratta. Otto scene prima del martirio: quasi un diorama che racconta la ragazza fatta santa per la condotta di vita.

Giulia Leggieri e Giacomo Maranesi

Su quelle tavole oggi si piegano i due restauratori: Giacomo Maranesi, 31 anni, esile nel corpo, aguzzo nello sguardo, e Giulia Leggieri, occhi scurissimi e capelli raccolti. Entrambi laureati all’Accademia delle Belle Arti di Macerata. Lui fermano, lei pugliese. Lui mastro-restauratore, lei collaboratrice, per ora occasionale, poi si vedrà. Gli otto capolavori hanno subito tre restauri nel secolo scorso. Qualcuno ha creato problemi, non per imperizia, ma per le tecniche del tempo. La mentalità era: raddrizzare e metter stucco. Per cui le tavole sono state raddrizzate quasi a forza, in un caso è stato inserito un telaio come schiena, che ha mangiato i bordi. Sistemi che, bloccando la tendenza naturale – e giusta – del legno ad imbarcarsi (è il termine tecnico), hanno provocato spaccature. Ora Giacono e Giulia sono come due medici che curano con scienza, amore e garbo. Le fenditure sul retro vanno sanate. Giacomo vi passa lo scalpellino, poi inserisce il piccolo cuneo. La sua tavola – quella che più ha bisogno di interventi – è distesa su un piano, stretta dai morsetti. È quella di Santa Lucia alla tomba di Sant’Agata. Giulia ha il tampone sulla sinistra con cui ha pulito la pellicola pittorica portando via lo sporco che vi era accumulato. Il pennello mignon ce l’ha sulla destra. E i colori poco vicini. Quelli che sta usando sono reversibili, mi spiega, possono essere rimossi. I colori nei secoli ingialliscono: è la loro vita, «ma occorre rispettare l’invecchiamento. Non intervenire». Diverso sarebbe per la contaminazione da fumi di candele e ceri. Ma non è questo il caso. Lo fu, ad esempio, per la Crocefissione del Lotto, a Monte San Giusto. Ne parliamo. Conosciamo tutti l’indimenticato prof. Luigi Dania.

Torno a Giulia che ora ritocca e integra i colori perduti per la tavola di santa Lucia dinanzi al giudice. Per lei è il primo, importante intervento.

Quando ad aprile sono entrati nel Palazzo dei Priori, Giacomo e Giulia hanno studiato i capolavori appoggiandosi all’Art & Co., spin off dell’Università di Camerino.

Giacomo ha scritto anche un libro La chiesa di san Pietro a Fermo e il Polittico disperso. Ora, occhi, mente e mani sono solo per Santa Lucia. A fine anno i capolavori torneranno a noi. Spendenti e stupefacenti.

di Adolfo Leoni, Il Resto del Carlino, Giovedì, 17 ottobre 2019

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