Civile Società. Cercatori del Graal, Cercatori di Infinito

Domenica scorsa i Cavalieri hanno invaso Recanati. Ma non erano bellicosi. Tutt’altro. Giovanissimi e pacifici, invece, e, soprattutto, cercatori d’infinito, arrivati là da tutte le Marche, in quella cittadina dove l’Infinito è stato indagato e la sua domanda vissuta. Dunque, se non la patria di Leopardi, dove meglio interrogarsi sulle cose ultime, magari divertendosi anche, eccome?

Di quella settantina di appena più che bambini, una ventina veniva da Fermo e Porto San Giorgio. Sono i Cercatori del Graal. Il mitico Graal delle saghe celtiche: quel misterioso vasello che rimandava a qualcosa di ancor più prezioso dell’oro e dei rubini: il significato dell’esistenza.

La giornata recanatese rende bene la realtà di questi pre-adolescenti dagli undici ai quattordici anni, che a Fermo s’incontrano ogni settimana con un drappello di adulti. Adulti che si mettono a disposizione per un momento formativo importante e che, dice Gianfranco, serve in primo luogo a loro stessi che sono già grandi. E di grandi ci sono poi Lorenzo, Sonia, Claudio, Patrizia, Fabio. Professioni e mestieri diversi: insegnanti, casalinghe, geometri, calzaturieri.

Un gran gioco per la piazza, a Recanati. Una caccia al tesoro, esattamente, dove gli indizi erano legati alla poetica del giovane favoloso. «Che fai tuluna, in ciel? dimmi, che fai, Silenziosa luna?…», uno degli interrogativi del conte Giacomo messi in bocca al pastore errante, come tutti siamo erranti in questa vita. La Cerca, allora, il Graal da ritrovare, che prima di tutto è domanda. Sul Colle dell’Infinito i giovanissimi hanno fatto silenzio, lo hanno gustato oggi che il mondo è una ininterrotta colonna sonora di rumori. E poi dal gruppo, prima quasi titubante, poi più sicuro e certo, s’è levato un canto della tradizione abruzzese: «Luntane, cchiù luntane di li luntane stelle, luce la luce cchiù belle che me fa ‘ncore cantà…». La bellezza come motore della vita. Come sprone. Come sguardo positivo. Il canto rientra nel metodo dei Cercatori del Graal. Basterebbe passare, di sabato pomeriggio, sotto alla loro sede di via Don Ricci a Fermo. Si ritrovano lì per affrontare il tema della settimana, per vedere un film, per gustare una cena insieme.

Papa Francesco, incontrando tempo fa i Cercatori del Graal, che in altre regioni prendono il nome di Cavalieri di Sobieski o di Sant’Agata, disse agli adulti che li accompagnavano: «Dovete creare luoghi dove i ragazzi possano esprimere liberamente le loro domande». Domande, mi spiega Gianfranco, che il mutare delle epoche ha aumentato e ingigantito. Ma non spento.

Oltre agli incontri settimanali, le domeniche servono spesso per le uscite. Quella precedente Recanati è stata in montagna: prima al convento di San Liberato di Sarnano poi a Pizzo Meta, dove da decenni è stata issata una grande croce. Anche qui canti e giochi. Per ricostruire comunità e aprire orizzonti. Ma perché? Uno degli adulti mi cita il filosofo e psicanalista Umberto Galimberti che, in una recente intervista, metteva il dito nella piaga della modernità: «L’angoscia più frequente qual è? Quella provocata dal nichilismo. I ragazzi non stanno bene… Gli manca lo scopo. Per loro, il futuro da promessa è divenuto minaccia». Tornare a renderlo promessa e dono è allora la battaglia educativa, trovandone il significato. Cercando il Graal.

di Adolfo Leoni, Il Resto del Carlino, Mercoledì, 16 ottobre 2019

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