Cammino la Terra di Marca. I segreti di San Francesco

Homo viator, pellegrino, viandante, in ricerca. Penso questo percorrendo, insieme ad un gruppo di amici, l’antico tempio di San Francesco a Fermo. Incerta la data di fondazione, scrive la prof.ssa Rossella de Cadilhac, ma la prima pietra venne posta, probabilmente, nel 1240. I francescani erano da poco a Fermo, appena dopo la morte del loro fondatore nel 1226. Ora lo hanno risistemato. Non tutti i lavori sono conclusi. Occorrerebbero altri soldi. Ma la chiesa è tornata ad aprirsi. Ed accogliere. 50 metri la lunghezza della navata centrale, le laterali sono due, sei le colonne ingabbiate dal ferro della sicurezza, che non stanno male, una rete sotto il soffitto a maggior protezione di fedeli e curiosi. L’arcivescovo Rocco Pennacchio, il 22 settembre, ha tagliato il nastro e celebrato messa, soddisfatto.

Com’è, com’era

Quanta storia sopra, sotto, di lato a questo edificio gotico, sobrio e stupefacente. Nelle vicinanze c’era la porta del mare. È stata murata da secoli. Una persona attenta ne scova ancora traccia all’esterno, sulla sinistra dell’abside. Transitava da lì chi dalla costa andava in città. Galoppavano di lì i cavalli del Palio. Incredibile! Partivano dalla strada dritta dinanzi al tempio, varcavano l’entrata, salivano per via Recanati, correvano piazza Grande, ascendevano il colle del Girfalco lungo l’erta oggi via Mazzini, ed entravano dritti in Duomo per vincere il drappo e avere l’onore dei fermani.

È il prim’Ordine a reggere San Francesco. Due frati di colore se ne occupano oggi.

Inizia il mio giro in compagnia. Entrati, è come se qualcosa ci avvolgesse, come trovarsi in un’altra dimensione: letizia? serenità? Sicuramente la pax francescana è anche questo. Colpisce il tricolore a destra dell’altare. Il Santo d’Assisi è il patrono dell’Italia. Compito arduo di questi tempi… Le istituzioni portano olio alla fiammella che lo ricorda.

Calpestiamo l’antico pavimento. Ci sono stanze qui sotto. Cripte? nascondigli? cantine? o che altro?

L’ing. Massimo Conti, che è stato direttore dei lavori, ne ha annunciato la scoperta il giorno dell’inaugurazione. Le hanno rilevate grazie ad un geo-radar. Quanta ricchezza storica e architettonica! E quale importanza rivestiva Fermo nell’antichità! Dopo la Cattedrale, San Francesco è la seconda chiesa della città per grandezza.

Ci sono dipinti già conosciuti e raccontati dal prof. Maranesi e dalla de Cadilhac, e affreschi affiorati di recente. Altri sicuramente emergeranno. Sono attratto dalle vetrate: 14, la Biblia pauperum. Raccontano storie anche recenti, dal Concilio Vaticano II a padre Massimiliano Kolbe, santo da anni, colui che, nel lager nazista di Auschwitz, si offrì in cambio di un povero padre di famiglia, morendo di fame, e pure, per gli aguzzini, incomprensibilmente lieto. Ma le vetrate parlano anche d’altro: la vita di sant’Anna, sant’Antonio, santa Elisabetta, santa Chiara e, ovviamente, san Francesco.

Ci fermiamo dinanzi al museo funebre eretto da Celanzia degli Oddi in memoria di suo figlio Ludovico Euffreducci, discusso signore di Fermo, morto lungo la piana del Tenna e assolto dal vescovo Niccolò Bonafede, comandante delle armate nemiche.

Un cammino di storia nelle storie. Un patrimonio.

Domenica, 20 ottobre 2019

di Adolfo Leoni, Il Resto del Carlino, Domenica 20 ottobre 2019

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