Civile Società. Pensiero ed azione: puliamo Falerone

L’ultima volta è stata domenica 13 ottobre. La prima: a metà settembre. Le prossime: una domenica al mese.

Per far che? Per ripulire il proprio paese. Senza che nessuno spinga, o che si attenda di rispondere alle grandi mobilitazioni nazionali. Lo si fa, invece, per il rispetto che si porta all’ambiente dove si è nati e cresciuti, e dove si vive. Qualcuno la chiama “affezione”, qualche altro “amore”, qualche altro ancora “radici forti”.

Sto parlando di “Ripuliamo Falerone”. Che non è un’associazione giuridica, né una sotto sezione di qualche ente ambientalista italiano. È un gruppo: gente che spontaneamente s’è mobilitata e sta mobilitando, su questo puntano molto. Hanno iniziato in quattro, quasi per gioco: Matteo Cesari, Giancarlo Felici, Paolo Armini e Elisa Santoni. Poi, pian piano, altri si sono uniti: fasce d’età che vanno dai sei anni agli ottanta di Gino.

Tutto è nato da una scoperta casuale. Mesi fa, Matteo, che non ha ancora 40 anni, è uscito per una passeggiata con il cane. Passeggiata lenta e con numerosi stop. Occasione per guardarsi bene intorno. E scoprire che tra gli anfratti, ammantate dall’erba, le immondizie crescono. Dire: immondizie, è generalizzare senza inquadrare. Quello che s’è scoperto, invece, sono gomme d’auto, bidet, lavatrici, frigoriferi e anche televisori, e poi, cartacce, plastica, mozziconi di sigarette. All’appello neppure mancano le siringhe, per ovvi usi.

«Non è possibile». Matteo ne ha parlato agli amici. «Occorre – non attendere – ma fare qualcosa in prima persona: iniziamo noi». Detto e fatto. Così, la seconda domenica di settembre, i nostri moschettieri si sono ritrovati auto-fornitisi di guanti, sacchetti e sacchi neri, bastoni a punta. E così hanno replicato anche nei giorni delle successive feste comandate, quando non sono al lavoro in fabbrica, nella propria azienda o all’università. L’invito a ripulire Falerone è veicolato anche su FB. Così, ai quattro moschettieri altri se ne sono aggiunti. Gli interventi hanno riguardato gli argini della vecchia strada che da Falerone scende a Piane, la zona detta Cava situata dietro alla chiesa di San Paolino, l’area retrostante le mura di Falerone centro… Insomma, una porzione piuttosto vasta di territorio.

Giancarlo racconta che gli oggetti abbandonati e i sacchi vengono allineati sul bordo della strada in modo da favorire il recupero da parte dei mezzi comunali. Il sindaco Armando Altini è venuto a conoscenza di questa azione positiva e ha convocato il gruppo in municipio. Dopo i ringraziamenti, è stato abbozzato anche un progetto per una migliore organizzazione e una fornitura di adeguate attrezzature per affrontare le zone più impervie.

Intanto, la campagna su facebook condotta dalla giovane Elisa mira a raccontare il già fatto e invitare più gente possibile al da farsi.

«Il nostro obiettivo è sicuramente ripulire Falerone, senza dimenticare però la sensibilizzazione di ognuno e il richiamo alla responsabilità personale» spiega Giancarlo. «Dobbiamo aver cura del nostro paese. È un dovere civico» dicono gli altri, «dobbiamo lasciare qualcosa di migliore ai nostri figli e nipoti». A proposito di figli e nipoti, Giancarlo cita la battuta di due bambini: 6 e 8 anni. Quando hanno visto riemergere tutta quello sporco hanno detto «Che schifo!». Sembra banale, ma è un giudizio importante.

di Adolfo Leoni, Il Resto del Carlino, Mercoledì, 23 ottobre 2019

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