Artigiani Veri. Il bello di Milena

Una casa, sicuramente di ascendenze nobiliari. Resti di un probabile acquedotto romano, quantomeno di vasche e cisterne da raccolta e smistamento. Un’area verde, che sembra la tolkeniana Terra di mezzo. E, al piano terra, accanto ai resti di due millenni fa, una sorta di esposizione di oggetti antichi e vintage. Oggetti che Milena Marzialetti ha restaurato con pazienza e sapienza.

Milena Marzialetti

Mi trovo all’imbocco di Curetta di Servigliano. Salendo, sulla sinistra una indicazione: “Tre civette sul comò”. Un negozio e un laboratorio. E un B&B (Borgo Acque romane), le cui camere e i cui letti in legno hanno un gusto particolare: caldo, accogliente e protettivo.

Ma è di Milena che intendo parlare. E della sua storia, ancora breve, perché giovane, ma interessante.

Nasce a Montegiorgio, studia all’Istituto d’Arte di Fermo, ha come maestri docenti esemplari come Ciro Staiano. S’innamora dell’arte, del restauro, del ridar vita a ciò che rischia di essere perduto. È in forte consonanza con suo marito Alessandro Felici, nipote di un bravissimo falegname. La coppia apre un negozio a Magliano di Tenna. Tratta articoli d’arredo. È li che Milena inizia a restaurare qualche mobile. I clienti se ne accorgono e chiedono sempre più spesso di aver restaurati i propri.

Non c’è laboratorio però a Magliano. Perché non spostarsi, allora, a Curetta, nella bella abitazione di campagna dei suoceri Funari? Lì lo spazio c’è. E Milena lo riempie dei suo mobili che rimette in sesto. Da commerciante si trasforma in artigiana.

Giro le stanze con lei: armadi antichi, mobili dell’Ottocento, oggetti di 70-80 anni fa. Milena ha le mani d’oro. Stupenda quella testiera da letto di un giovanile verde acqua. Mi colpisce la vetrinetta nera e marrone. Milena la apre: è di gusto anche la carta vintage da parati posta sul fondo.

Ecco, un mobiletto a tre cassetti che lei ha restaurato per una iniziativa dei giovani imprenditori del GinGarby; suggestivo anche il tavolo con il piano di vetro. Di legno e stoffa – materiali riciclati – sono quegli angioletti appesi ai muri, che ha realizzato per la comunione della figlia Cassandra. Sono stati doni per gli invitati. Ora, di simili, ne sono in vendita.Cassandra è anche all’origine del nome del laboratorio-officina-negozio. Viaggiavano in auto: Milena e Alessandro davanti, dietro la piccola. Si chiedevano che nome dare. La bambina canticchiava la celebre canzone… Tre civette sul comò. “Tre civette sul como”! Approvato!

Lasciamo il negozio-esposizione per raggiungere il laboratorio-officina. Ci sono alberi ancora pieni di foglie. Il clima è di una serenità pacificante. Il laboratorio-officina è costituito da due grandi locali pieni di attrezzi, di luce, e di oggetti cui porre mano, tra cui alcuni lampadari che penzolano scintillanti.

«Quello che tento di fare – mi dice sollevando un pennello su un’anta con lo specchio – è ridare vita agli oggetti. Le cose non si possono abbandonare. Io le recupero e ridò loro dignità».

Uscendo, incontro un gatto. Cassandra voleva che si chiamasse Cesare. Stavolta non l’ha spuntata.

Salgo al primo piano dove è stato realizzato il B&B. Un tavolo “fratino” è il primo oggetto che noto, poi ribaltine e armadi e scrittoi. Nella prima camera, sopra al letto, c’è una minuscola ruota-bussolotto. Mette in comunicazione con la cucina. Di lì passa il caffè. Non so se lo prepari Milena. Il resto però è sicuramente opera sua.

di Adolfo Leoni, Giovedì, 24 ottobre 2019

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