Artigiani Veri. Falegnameria Massimo Gentili: una storia di famiglia

Fermo, via Leti, strada Castiglionese. Sulla sinistra, un edificio colorato. La scritta davanti

mi ha sempre incuriosito: La Casa del Mobile. Poi, un giorno, seduto su una panchina del Girfalco, incontro Massimo. Sta leggendo un giornale. Non è la prima volta che lo vedo. È sempre impegnato nella lettura. Più tardi scopro che è falegname e titolare proprio della Casa del Mobile.

La falegnameria è al piano terra del fabbricato. Locali ampi, alti, dove si respira e si lavora bene. In alto a destra, appena l’ingresso, il vecchio slogan: “Casa del Mobile di Massimo Gentili. Dai piccoli oggetti ai grandi arredi”.

La squadra di Massimo Gentili (secondo da sx)

Su una parete stretta, che dal primo laboratorio immette all’ufficio, sono esposti gli attrezzi di un secolo fa: la sega a molla, il trapano a mano, i primi avvitatori, la cagna, il pianozzo, i martelletti. Il vecchio bancone è più in là. C’è la storia di nonno Giovanni, di Bagno di Romagna, arrivato a Fermo per amore di nonna Tetella. Un gran falegname, acuto, capace, estroso. Aveva il laboratorio in via Gentile da Mogliano. Si alzava alle due di mattina, faceva pranzo alle undici nella cantina da Mecò, bevendo due litri di vino uno dei quali mischiato con la gazzosa e tornava stracco a casa. Stracco ma felice. Se la moglie lo rimproverava, lui sfasciava la credenza, prendeva il cibo stipato che gettava alle papere, raccattava la valigia di cartone, saliva in treno per raggiungere la sorella rimasta in Romagna, poi tornava più giulivo e innamorato di prima. Dopo Giovanni viene suo figlio Ferruccio che apre la bottega in via Leti. Anch’egli è un falegname capace, di qualità, onestissimo, forse un po’ sfortunato. Ed è la volta di Massimo, suo figlio, l’attuale artigiano. Già a quattordici anni è in bottega a dar man forte a suo padre. A 18, terminati gli studi all’ITI (perito elettrotecnico) si dedica tutto alla falegnameria. E guarda avanti. Dalla tradizione l’innovazione, dove il lavoro manuale è imprescindibile così come la tecnologia. Lo attestano le macchine. Alcune all’avanguardia come la 5 Assi, macchina a controllo numerico che disegna e programma in cad/cam, o la giuntatrice. Nel giro, prendo nota della carteggiatrice, bordatrice, pressa a caldo, taglierina. I pezzi che escono dalla Casa del Mobile sono tutti su misura: scrivanie, letti, tavoli, credenze, bauli, porte. Arrivano gli architetti, presentano un disegno, discutono con Massimo e via al lavoro. Uno degli ultimi prodotti (35 porte stile impero e una camera da letto) ha arredato una villa di Baku in Azerbaijan. Altri sono finiti negli Stati Uniti.

Tramite un società intermediaria, la Casa del Mobile è entrata nel mondo della moda, producendo basamenti, teche, porta-occhiali, vetrinette e suppellettili vari per Cucinelli, Prada, Armani, Gucci e altri grandi brand.

C’è stato un lungo periodo, quasi venti anni, in cui Massimo ha prodotto anche pregiati porta sigari per una delle realtà più importanti d’Europa.

Mentre parliamo, invita i suoi due dipendenti ad avvicinarsi. Si tratta di Fabio Santoni e Luca Mignini. Mi piace il loro sorriso: l’ambiente è positivo. E Massimo li coinvolge nelle scelte. Da due anni è arrivato Valerio Silenzi, suo genero. Giovane e dinamico ha portato un’altra ventata di innovazione. «Il nostro laboratorio – dice – non aprirà mai uno show room, diventerà invece una boutique della qualità». E stanno già cambiando le porte d’ingresso…

di Adolfo Leoni, Il Resto del Carlino, Giovedì, 31 ottobre 2019

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