Minori… per modo di dire. Miki Bernetti Evangelista. Lo chef dell’antico palazzo.

È una domenica pomeriggio e nel nobilissimo palazzo del centro storico di Fermo 40 persone si ritrovano per la presentazione di una rivista nazionale. Dopo la musica di un cantautore, un passo dei Promessi Sposi, un’introduzione al film Joker, un brano di Umberto Galimberti, e qualche commento, i convenuti scendono al piano sottostante, per un aperitivo. È lì che lo incontro. Sta armeggiando intorno ad una bottiglia di Rosso piceno. Il turacciolo viene via con quel tipico plof che ne anticipa la qualità. Michelangelo Bernetti Evangelista lo annusa. E passa a servire il vino alla combriccola senza far mancare un sorriso aperto e franco, non certo da manuale del perfetto PR.

Michelangelo Bernetti Evangelista

Michelangelo ha 27 anni. È nato a Puebla. I suoi genitori sono entrambi medici ma sono stati anche missionari in Messico. Tornato in Italia a otto anni, il nostro, dopo elementari e medie, s’è iscritto all’Istituto Alberghiero di Porto Sant’Elpidio. Obiettivo: diventare cuoco. Il diploma però lo ha preso all'”Amerigo Vespucci” di Roma, primo istituto alberghiero nato in Italia.

La passione per la cucina gli nasce da pre-adolescente. Già a 14 anni, nei fine settimana, Michelangelo si metteva il grembiule da aiuto pizzaiolo. È la pizzeria Fermanella, di Fermo, la prima scuola. Per quattro anni, si divide tra cucine e forni. Poi passa a lavorare in un ristorante sud americano di Porto San Giorgio. Ne ha necessità. Deve pagare una multa per una infrazione automobilistica. 800 euro non sono bruscolini. Ottenuto il diploma che si fa? Si va in Grecia. A Symi vicino a Rodi. C’è un rinomato ristorante italiano: “La Vaporetta”. Il pesce impera. E Michelangelo impara a trattarlo in ogni maniera. I piatti che gli riescono meglio sono “Il Padellino” ovverosia una padella di rame dove mettere insieme cozze, vongole, gamberi e scampi, “la Spigola al sale”, e “il Salmone in crosta di mandorla”. Anche i fritti non gli vengono male, e anche gli antipasti diventano la sua specialità. Il lavoro è pesante: si sta ai fornelli a lungo e ci si impegna nelle ore e nei giorni in cui gli altri si divertono. Ma non è la fatica a riportarlo nelle Marche. Due sono i fattori che lo richiamano. Un’ala dello stupendo palazzo familiare è stata restaurata diventando un B&B: qualcuno deve gestirla. C’è poi la fidanzata che è marchigiana… La vis actrattiva è forte. Michelangelo torna e prende in mano la gestione del B&B diventato nel frattempo un resort (“A Palazzo”) e del nuovo B&B (“L’antica Biblioteca”). Tempo ora per la cucina ce n’è di meno. La gran parte delle ore vengono dedicate ad accoglienza, ospitalità, organizzazione, intrattenimento.

A Fermo di B&B ne sono nati tanti: circa ottanta. E «ognuno gioca le sue carte» dice Michelangelo. Le sue sono quelle di un’antica dimora con gli affreschi del pittore Luigi Fontana, della vicinanza a piazza del Popolo, dei prezzi competitivi, e, in modo speciale, della storia che trasuda dalle pareti. La famiglia Bernetti Evangelista annovera tra gli avi il cardinale Tommaso Bernetti Evangelista, sepolto in Duomo a Fermo, diversi Camerieri segreti di Cappa e spada, che sono stati parte della famiglia pontificia di Pio X, Giovanni XXIII e Paolo VI.

Un’altra curiosità. Un prozio di Michelangelo: Emilio, ideò e diede vita al Museo delle Carrozze ubicato nei Musei vaticani.

Tornando al giovane cuoco non più tale, Miki, come lo chiamano fidanzata e amici, è sommelier, ama il Verdicchio e propone la Vernaccia. Per i catering si affida ai coetanei del ristorante Frantoio, Daniele e David Tomassoni.

Passioni? Lo sci e il volo. Quando può segue il padre Giulio Alessandro che ha un piccolo aereo. Ma non pilota ancora.

di Adolfo Leoni, Il Resto del Carlino, Sabato, 2 novembre 2019

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