Cammino la Terra di Marca. La collina autunnale, prima di addormentarsi…

Cadono ghiande. Sono più grosse di proiettili grossi. Sarebbero cibo appetitoso per maiali. Sino a 50 anni fa lo erano. Qualche allevatore ancora ne usa. Nel Medio Evo, luoghi come questi, erano pascolo di suini che, in rigida elencazione d’ingresso, appartenevano alle università, al re, al signore del castello e alla comunità.

Le querce non mancano e l’ombra è gradita in questo strano autunno. Sono sulla strada che da Curetta di Servigliano porta a Castel Belluco, un tempo torre di guardia alla pari della dirimpettaia Torre Ajello. Cerco i pioppi. Non li scorgo. Ho letto una storia bella su di essi. Quando Fetonte lo splendente fu colpito dalla saetta di suo padre Zeus e precipitato nell’Eridano, le sorelle Eliadi piansero accoratamente toccando il cuore di Giove che le trasformò in pioppi capaci di salutare ogni giorno, felicemente, la nascita del sole. E le loro lacrime divennero ambra purissima.

La campagna è di un verde intenso, che vibra, più inizio di primavera che d’autunno. Come se prima del sonno la natura desse l’ultimo sfoggio di sé. Cammino. Allungo le braccia e quasi tocco i monti tanto il cielo è terso. Cielo: dove una luna a metà ancora campeggia. I pali della luce, novecenteschi, attraversano i campi di sbieco, attraversati, a loro volta, dalle giravolte delle cornacchie gracidanti. Ora siedo. Pace, intorno. Tra le zolle aperte per la semina spuntano timidi fili d’erba. La farfalla è ocra e marrone. Sfido un grande artista a riproporne i colori. Il cane da caccia ha seguito le mie mosse. Ora ansima alle mie spalle, recluso in un bel giardino di villetta. Più libero è un bastardino cioccolato che s’avvicina, annusa gli scarponi e, agguantata una buccia di banana, la porta con sè giocando. Involontario spazzino di collina.

Riprendo il sentiero. A destra, scendendo, un casolare abbandonato è stato aggredito da rovi e sterpaglie. Non più strada per raggiungerlo. Un gallo ritarda alle nove il suo chicchirichì che dovrebbe essere più mattutino, come insegnavano le maestre nella scuola di Giovanni Gentile.

La scia bianca di un aereo mi fa riguardare la luna. Se avessi un binocolo, distinguerei ora il Cratere d’Aristarchus, l’oceano procellarum, e il mare humorum.

Arriva il suono delle campane. Identifico la provenienza: Santa Vittoria in Matenano. È domenica, qualcuno andrà a messa. Speriamo che l’omelia sia intelligente e non moralista. Una volta scrissi che ci vorrebbe un trip advisor per il gradimento delle prediche. Papa Francesco ha invitato i suoi ad essere concisi. Non ci riescono proprio.

Resto su papa Francesco che, citando il Santo d’Assisi, ricordava che «la nostra casa comune è anche come una sorella, con la quale condividiamo l’esistenza, e come una madre, bella che ci accoglie tra le braccia». Laudato si’…

Sto scendendo sino ad un ricco bosco di ciliegi da legno. Bella terra. La Torre di Belluco e il castello non esistono più. C’è un resort, ora. Un amico mi ha informato che il menestrello Branduardi, dopo sei anni di silenzio, ha scritto, cantato e suonato “Il Cammino dell’Anima”, dedicato a Hildegarda di Bingen e alle sue composizioni musicali. Benedettina lei, benedettine queste terre. Benedette, soprattutto.

di Adolfo Leoni, Il Resto del Carlino, Domenica, 3 novembre 2019

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