L’archivio di stato di Fermo: la storia nella storia

Sull’Archivio di Stato occorre accendere bene i riflettori, perché racconta quella catena di fatti istituzionali e amministrativi che ci hanno preceduti. Chi la storia la vuol conoscere fino in fondo, deve frequentare l’Archivio e compulsarlo. Come faceva il prof. Lucio Tomei sino ad un attimo prima della malattia seduto in un canto dell’ex minuscola chiesa sottostante piazza del Popolo, dirimpettaia a quella di San Domenico. Scartabellava, indugiava sullo scritto, leggeva silenzioso, prendeva appunti. E produceva studi insuperati.

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“Domenica di Carta” l’hanno chiamata. L’iniziativa è stata promossa dal Ministero per i Beni Culturali e il Turismo. Sulla scia, l’Archivio di Stato di Fermo ha organizzato domenica 13 ottobre una esposizione documentaria dal titolo “conFermo – L’arte notarile a Fermo”. Chi l’ha vista ha preso visione dei documenti e degli esemplari di volumi notarili conservati presso l’Istituto oggi diretto dalla dottoressa Francesca Mercatili.

L’intento era quello di illustrare l’attività dei notai nel territorio. Atti diversi: compravendite, impegni di spesa, decisioni comunali, elezione dei Priori, non solo, della Cavalcata dell’Assunta… Uno squarcio, ampio, di vita pubblica e privata. I notai in Fermo sono stati numerosi, con alcune impennate – oltre cento – nel XVII secolo. Segno di notevole vitalità economica.

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«Il ricco fondo notarile conservato presso di noi – mi spiega la direttrice – permette di fornire esempi di raro valore storico. Ai visitatori sono stati forniti gli spunti necessari per individuare e riconoscere gli elementi tipici di un atto notarile a partire dal XV secolo in poi». Girando tra le teche, si scopre che gli elementi interessanti arrivano sicuramente dai contenuti, ma ad attrarre sono anche i contenitori. Ce ne sono alcuni superbi, con tanto di borchie e di cinghie per serrarli e preservarli meglio. La scrittura non è facilmente decifrabile, sulle prime. Occorre farci l’occhio, avere pazienza. Conoscere la materia… e le abbreviazioni. Il nero dell’inchiostro è diventato ormai un color seppia. Le lettere dell’alfabeto svolazzano. Tornando alla Cavalcata dell’Assunta, la contrada Castello era Castilli, e Campolege a volte è Campilegii a volte Campiligii. Il volume 17 della serie Instrumenti, riporta l’elezione del notaio Nicola Spezioli, anno Domini 1631. Il volume più antico è del 1401, quando Antonio di Nicolò fungeva da notaio in Torre di Palme. Il più recente invece arriva al 1870, è di Benedetto Corsi, notaio in Fermo. Tra i più affascinanti ci sono ancora il fondo di Antonio Di Nicolò, che apponeva sullo scritto un disegno, il suo timbro: il signum tabellionis; i disegni sul piatto anteriore del volume del fondo di Giovan Rettino (1687/1704), notaio in Rapagnano; le legature a vista sul dorso del volume e copertina di riuso, del notaio Giovanni Castagna, in Monteleone di Fermo (1611-1614); la legatura in cuoio e lacci in corda, per l’estrazione dal contenitore, del Fondo di Ciriaco Maremano, notaio in Monterubbiano (1681-1687). E poi alcune chicche provenienti da notai di Montegiorgio: i documenti di Piermatteo di Pietro, (1554-1557) con copertine di riuso con testo in ebraico; e quelli di Flavio Radicini (1805-1820), Saverio Micucci (1742-1765) e Domenico A. Tordini (1801-1808), le cui copertine di riuso sono testi di musica gregoriana. Valore storico e artistico insieme.

di Adolfo Leoni, Il Resto del Carlino, Domenica, 3 novembre 2019

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