Minori… per modo di dire. Una strana storia… alchemica

Vi è mai capitato di cercare una cosa e la cosa vi sia «venuta» incontro? o di pensare a una persona e quella sia apparsa sul vostro orizzonte?

Il fisico Wolfgang Pauli e lo psicologo Carl Jung ne hanno parlato come di «coincidenze significative»; lo scrittore Paul Claudel li definiva la «gioia dei casi fortuiti». La Sincronicità rivela legami insoliti tra uomini, tempo e spazio. Giorgio Galli scriveva di «coincidenze non causali». È come una frequenza più alta che collega chi lascia la frequenza consueta penetrandone una diversa. A me è capitato. Stavo nella mia biblioteca di Montegiorgio rassettando una montagna di articoli pescati in un vecchio baule. Un periodico, dal grande formato, edito a Falconara, mi torna tra mano. Vi ritrovo uno strano mio articolo di 35 anni fa. Un’intervista ad un esoterista che insegnava all’università materie scientifiche.

Due giorni dopo, ricevo una telefonata da un numero privato. L’interlocutore mi dice di aver letto da poco proprio quell’articolo. Primo sbigottimento… E voler colloquiare con me perché interessato a raccontare la sua di storia: storia alchemica. Secondo sbigottimento…

Prendo tempo: chi è costui, un millantatore? un pazzo? Ma quella sincronicità tra il mio pezzo e la sua lettura mi incuriosisce. Passa una settimana. Nuova telefonata. Accetto. Lui pone condizioni: né nome, né foto, né riferimenti precisi al luogo. Ci sto. Fissiamo un appuntamento. La mattina stabilita prendo la strada dei monti. Zona compresa tra Comunanza e Croce Casale. Poco più di un’ora di viaggio. Poi stradine contorte e indicazioni non proprio precise per un’altra mezz’ora. Eccolo. A occhio e croce è sui 72-75 anni, alto come me: 1,80, capelli bianchi, porta un cappello da buttero, stivali anti fango, una camicia a quadroni beige e marroni. Mi stringe forte la mano. O è proprio forte o vuol subito precisare il primato. Casa a un piano, quasi uno chalet di montagna, soffitto alto, grande camino e grande stufa in terracotta. Tavolo di legno massiccio, mensole con piatti e pentole. La scala a chiocciola conduce al soppalco che funge da camera: vedo un letto. E poi, libri, numerosi. Alcuni ne conosco: sulla massoneria, sull’occultismo, sulla magia, sull’ermetismo. Ci sediamo, io con qualche imbarazzo. Mi fissa, occhi azzurri. «L’ho cercata perché non siamo estinti» dice a bruciapelo. Estinti? «Sì, noi alchimisti! Non pensi ad alambicchi, qui non li troverà; si tolga dalla testa la vulgata positivista, quella dei maghi e degli occultisti». Lo ascolto con attenzione. «Io sono stato un docente di chimica e posso dirle che oggi certe branche della scienza confermano alcune intuizioni degli alchimisti antichi». Poi, una domanda a me: «Conosce la Società dei Nove Ignoti?». Ne avevo letto in gioventù, ma non ricordo. «Asoka fu un re delle Indie che, disgustato dall’uso malefico dell’intelligenza umana applicata, impedì che la scienza fosse divulgata a tutti consegnandola invece ad una società segreta: quella dei Nove Ignoti. Ognuno di essi divenne un libro, da quello del controllo del pensiero a quello della trasmutazione dei metalli. I Nove passarono il testimone ad altri nove. Sino ad oggi». Prendo appunti, la penna mi cade… Si considera uno dei Nove? Glielo chiedo. Sorride. È la prima volta. «La Grande Opera non è la creazione dell’oro dal metallo ignobile, ma la trasformazione di noi stessi, come insegnava una civiltà progredita e scomparsa». Ci vorrebbe un libro intero per raccontare il resto. Si fa tardi. Ci salutiamo. Sull’arco della porta, all’improvviso e fuori contesto, cita Gurdjieff. Due settimane prima ho incontrato una musicista che suona proprio le musiche del mistico armeno. Sincronicità?

di Adolfo Leoni, Il Resto del Carlino, Sabato, 9 novembre 2019

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