Civile Società. Stile di vita, alimentazione, rapporti. Le raccomandazioni di sanitari e dell’Associazione Diabetici

Domenica scorsa: Giornata Mondiale del Diabete. L’Associazione Tutela Diabetici del Comprensorio Fermano l’ha celebrata al Caminetto di Porto San Giorgio. L’Associazione è attivissima. La sua presidente Rosalba Scolaro è un motore al massimo, «donna dalla grande voglia di vivere che diventa voglia di far vivere» ha detto nel saluto l’assessore Mauro Torresi che la conosce bene per averla avuta compagna di scuola.

Importante l’Associazione e importante il rapporto con le famiglie!, come suggerisce l’Organizzazione Mondiale della Sanità. Ma, iniziamo con il racconto che ha fatto la Scolaro di fronte a una platea gremita di parenti di diabetici e malati di diabete.

Ore 4 di quel giorno: nel silenzio, un urlo improvviso. La mamma di Rosalba è diabetica. La malattia ha un picco. Rosalba salta dal letto. Corre in camera: sua madre è con ipoglicemia a 25, situazione più che rischiosa. Lei prende la siringa, subito un’iniezione, poi somministra un succo di frutta. La mamma si stabilizza. Salva!

La domanda allora è: serve la famiglia, servono i famigliari? Certamente che sì, sono vitali. Lo dicono una alla volta i medici del Centro di Diabetologia di Fermo, invitati: la primaria Paola Pantanetti e la collega Sandra Di Marco. Anche la dottoressa Elena Tortato, responsabile ieri del Centro fermano e oggi del Centro di Ancona, è d’accordo. Alleanza tra medici, Associazione e famiglie.

L’incontro di domenica è fattivo. L’Associazione Tutela Diabetici del Comprensorio Fermano ha voluto non un convegno ma un faccia a faccia, dove i sanitari rispondano ai problemi dei malati e dei loro congiunti. Fioccano le domande. Due ore e più di confronto. I termini più citati sono: Stile di Vita, Dieta mediterranea, Prevenzione. Lo ripetono le sanitarie, lo dicono anche le dietiste Serenella Vita e Federica Faldella del Team del Centro. Occorre sapersi alimentare, superare il concetto di nutrimento. È una cultura nuova eppure antica, sottolinea il già primario dr Paolo Foglini oggi consulente scientifico dell’Associazione. È urgente un cambiamento dello stile di vita, spiegano Foglini e la Di Marco: più attività fisica, più attenzione al cibo, «occorre non dimenticare la nostra storia e le regole antiche che essa dettava». Questa è prevenzione efficace. Il modello di sviluppo consumistico ci espone a rischi notevoli. Siamo ancora fortunati, aggiunge la Pantanetti, perché la nostra terra preserva valori e ritmi diversi rispetto alle metropoli. E cita un documento: Qualità di vita per la città. Dove qualità significa doveroso cambiamento. Alcuni dati sono impressionanti: 3,5 milioni di italiani sono affetti da diabete, un altro mezzo milione non sa di averlo. Ancora: ispanici e asiatici sono più predisposti, così gli immigrati dall’Africa che cambiano regime alimentare. E un allarme nel prossimo futuro: l’insulina sta diventando costosissima. Urge la prevenzione.

Sullo schermo scorre un cartone animato. Parla di bambini, di scolaresche, e di Emma con il diabete che è accolta senza problemi. Efficace. Ribadisce il concetto di conoscenza e condivisione.

La Scolaro informa del terzo Campus sui Sibillini, delle camminate, dei monitoraggi. È importante – dice – perché serve per socializzazione e sperimentazione.

Siamo al termine. Arrivano due mazzi di fiori: per la Tortato e il suo lavoro, e per la Scolaro e la sua determinazione a «combattere il mostro». Insieme.

di Adolfo Leoni, Il Resto del Carlino, Mercoledì, 20 novembre 2019

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