Le De.Co.? Garanzia di qualità. Come Lu serpe di Falerone

Resta celebre la frase di Ippocrate di Kos: «Fa’ che il cibo sia la tua medicina e che la medicina sia il tuo cibo». Il medico e geografo greco l’aveva scritta nel suo trattato Antica Medicina. Dal suo punto di vista, quel che ingeriamo può essere un toccasana oppure un veleno. Oggi, gli studi scientifici gli hanno reso più che ragione. Il cibo determina la condizione fisica dell’uomo. Lo sapeva bene san Benedetto da Norcia che al cibo, al bere e agli orari dei pasti aveva dedicato i capitoli 39, 40 e 41 della sua Regula. Legata al cibo è la produzione. Come dire che gli agricoltori – quelli che ne hanno coscienza – sono un po’ anche dei medici. E legato al cibo e alla sua produzione è anche l’aspetto di una terra, quasi come un biglietto da visita.

Detto ciò, apriamo una parentesi. Guardando le televisioni, ci si accorge che sempre più spesso i prodotti alimentari (e non solo quelli) sono presentati dagli stessi produttori. Esempi: Balocco, Giovanni Rana e altri ancora. Meno spot generici, dunque, e più titolari di aziende che ci mettono la faccia. Il diluvio informativo e pubblicitario è arrivato a tale stato di caoticità che i consumatori vogliono altre garanzie. Direi: garanzie personali, riscontri fiduciari. Volti!

Lo stesso procedimento sta avvenendo per i territori. Tutto quanto sopra, per dire del rilancio delle Denominazioni Comunali. Le De.Co. furono la grande intuizione del cuoco-giornalista- filosofo, e anarchico Luigi Veronelli. Erano, secondo il suo pensiero, un attestato amministrativo degno di fede. Questo perché occorreva – e occorre – una delibera comunale, di giunta o di consiglio, che attestasse – e attesti – dopo studio scrupoloso, la presenza storica di un prodotto in quel tal municipio. Forse arrivarono troppo presto. Sta di fatto che proprio oggi rispondono alle esigenze di consumatori, turisti e gustatori. Costoro vogliono conoscere bene la terra da dove arriva il prodotto e la faccia di chi lo produce. Le De.Co. sono una risposta tangibile. Nel Fermano ne esistono diverse. Sulla scia del Club di Papillon e di Paolo Massobrio, giornalista e scrittore di cose buone e belle, nacque la De.Co de Lu Serpe a Falerone, poi fu la volta de Li Caciunitti di Montegiorgio, del vino cotto di Lapedona, etc. etc.. A Porto San Giorgio molto ha lavorato Luciano Scafà per il brodetto tipico. Diventato poi De.Co. con altri personaggi.

A Fermo, l’associazione Armonica-Mente di Nunzia Luciani sta pressando l’amministrazione comunale per una De. Co. su Lu Pistringu, il tradizionale dolce di Natale. Da ambienti della Cavalcata dell’Assunta è stata suggerita all’amministrazione comunale una De.Co. per la porchetta, che storicamente era vivanda di festa e che si offriva ai rappresentanti dei Castelli che partecipavano al corteo-processionale del 14 o 15 agosto.

Il Laboratorio Piceno della Dieta Mediterranea ha sposato sempre le denominazioni comunali e spinge perché ogni municipio faccia una ricerca storica per individuare il suo piatto tipico.

Il turista lo attende. Il gustatore lo brama. Il produttore lo spera.

Adolfo Leoni, Il Resto del Carlino, Venerdì 6 gennaio 2019

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